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Rubrica per quelli che credono che i dettagli facciano la differenza, ma non hanno capito l'argomento principale.

27. DELLE PARTI ASCIUTTE E DI QUELLE DA BAGNARE

di:

I maghi. La magia. La voglia di crederci e la forza di crederci. Le truffe e la legge che non ammette ignoranza. Le fuffe e l’ignoranza che non ammette la legge. “I’m siiiiiinging in the raaaaaaain” (Cantando sotto la pioggia, 1952, diretto da Stanley Donen e Gene Kelly ) “Just siiiiiinging in the raaaaaaain” (Arancia meccanica, 1971, diretto da Stanley Kubrick). Balliamo in punta di piedi compiaciuti della performance che il nostro psicologo, o la nostra psicologa, ricondurrebbero a delle carenze di affetto in età adolescente. La vita è fatta a scale, c’è chi è cosciente e chi se ne avvale.

E la pena che proviamo si inerpica serpe sull’edera di un muro esterno al quale non è sufficiente lo sfoltimento trimestrale (Edward mani di forbice, 1990, diretto da Tim Burton) per nasconderne i lati più bui. Una volti conobbi un tizio che, tra la tarda estate e l’inizio dell’autunno, combatteva la malerba con cicchetti di diserbante. Roba da fare invidia ai costumisti dell’Incredibile Hulk (la serie TV del 1978, con Lou Ferrigno). Quelli del pollice verde si sono fatti prendere la mano infischiandosene delle prassi di buon vicinato e, quando ce ne si infischia del buon vicinato, è alto il rischio di rimanere invischiati in una trama dalle maglie fittissime e dai risvolti umani discutibili. La morale, l’amorale, l’amore, l’amo. Suppongo di dovere delle spiegazioni a un popolo senza orecchie.

Suppongo di sapere tutto e, arido, mi caverei gli occhi se non fosse che i dotti lacrimali sono l’unica possibilità di annaffiare il mio viso sempre più statuario, sempre più bronzeo, sempre più preda dei piccioni. Una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia. Possa il prefetto della Giudea degli anni 30 perdonare l’iperbole dello spazio e del tempo (Secondo Ponzio Pilato, 1987 diretto da Luigi Magni) e benedire benevolente i suoi peccati vomitandoli sui nostri peccati. Non abbiamo motivo di credere a ciò che non ci serve. È per questo che invece di scandagliare gli abissi profondi dei sette mari di vizi che ci contengono, scegliamo il riparo della terra emersa da alcune facili conclusioni in cui comunque vada abbiamo fatto il possibile per difenderci dalla Siccità (2022, diretto da Paolo Virzì) accettando abbronzature fuori stagione e lampade da interrogatorio davanti alle quali delegare quel flusso di coscienza che dovrebbe essere il fiume sacro nel quale immergersi.

Mi affaccio e non c’è nessuno. Mi faccio e non c’è nessuno. Ci sono! La pietra tombale sulla quale incidiamo rupestri i nostri ricordi vengono sferzate dal vento caldo che le modella incidendo sull’indecenza del pensare, egocentrici, che qualcuno vorrà leggerli e decifrarli quando la pioggia, finalmente, li ripulirà dalla polvere del tempo.