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Volume 1

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ATTENZIONE SPOILERS. NON LEGGETE SE VOLETE VEDERE I FILM!

Ps- si consiglia di vedere TUTTI I FILM in lingua originale. Se siete appassionati di doppiaggio mi spiace. L’uscita …già sapete.

A CLASSIC HORROR STORY(ITALIA 2021) – DI Roberto De Feo e Paolo Strippoli

Cominciamo subito con un titolo che ha riscontrato un sacco di pareri negativi, giusto per mettere subito in chiaro le cose. Cioè che questa è una rubrica polemica (risata satanica)! ACHS è un bel film, molto ben fatto, chiaro atto d’amore per il genere e per i suoi più grandi interpreti (ed esteticamente per Ari Arester. Ma assai. Ma assai assai assai.). La cosa è talmente palese e dichiarata che potrebbe essere l’unico motivo di fastidio (oltre, per uno spettatore calabrese, all’ambientazione farlocca ed ai pessimi accenti. Cosa che, mancando totalmente di campanilismo infantile, ho superato dopo cinque minuti). Ma il coerente finale (debitore di UN SOLO film) è tale che tutto è permesso. Inoltre i dialoghi finali e lo pseudomonologo del protagonista sono talmente divertenti nel loro essere metacinematografici e nel numero di piani di lettura che in sala avrei fatto partire l’applauso. ACHS diventa uno di quei film che da oggi mi permetteranno di capire il match con i gusti di chi ho di fronte. Un po’ come fu con quella noia mostruosa di Babadook (e se non siete d’accordo l’uscita è da quella parte. Quella indicata dal dito medio). Menzione a parte per i titoli di coda che smerdano a volontà tutti quelli a cui il film non piace. E non c’è niente che gli eminenti critici possano fare per evitarlo. GENI!

SWISS ARMY MAN (USA 2016) – Di Dan Kwan e Daniel Scheinert

Sto film si basa tutto su un’unica idea. Ma è geniale. Tanto geniale che il progressivo sviluppo non fa che innalzare i livelli di “UOOOOO” scena per scena. Interpretazioni straordinarie di Dano e di un Radcliffe in formissima, che ci fa dimenticare di essere stato il maghetto di stokaiser (cosa che, bontà sua, ci fa dimenticare spesso ormai). Si può mischiare la commedia di serie b italiana e il film indie? Certo che si può! I due registi si divertono un sacco a creare un mondo selvatico in cui si può sopravvivere solo grazie a ”omino multiuso” che si dà tante arie (ma tante che pierino spostati). Momenti repellenti (per i più) alternati a dialoghi surreali ma toccanti, fino ad un finale che spiazza lo spettatore, facendogli rivalutare i ruoli dei protagonisti. Per poi schiaffeggiarlo ancora, forte, all’insegna del politicamente scorretto. Un po’ come una battuta cattiva buttata in faccia a chi si scandalizza. O una spetazzata in faccia ad uno che mangia!

DAVE MADE A MAZE(USA 2017) – di Bill Watterson

Film sorprendente. Parte lento per poi salire in un crescendo divertentissimo. Poetico, fiabesco, dolce ma al contempo colorato, spassoso e chiassoso. Personaggi, tutti, costruiti perfettamente. Riesce ad essere comico ed inquietante nella stessa scena. Una versione moderna del Mago Di Oz ma lievemente più disincantata. La messa in scena, soprattutto la scenografia, è sempre pazzesca, azzeccata e di altissimo livello. Il cambio repentino di stili e di visione è sempre al momento giusto. Insomma un filmone, con anche qualche sottotraccia sentimentale e tutte quelle rotture di palle che ti chiedono i produttori quando vogliono l’evoluzione dei personaggi. Immaginate quella cagata di “Ameliè” ma realmente divertente, senza causare turbe a generazioni di donne (e di uomini). La cosa incredibile è che, a parere mio, sarebbe pure adatto ai bambini. 

AWAIT FURTHER INSTRUCTIONS(UK 2018) – di Johnny Kevorkian

Film inglese cattivo, che non ha nell’originalità della storia il suo punto di forza, ma nel realismo e nell’interpretazione dei protagonisti la solidissima roccia su cui costruire il tutto (ringraziando il cielo nessuna “inutile” star è presente). Il che, visto che si tratta fondamentalmente di un film di fantascienza, è uno di quei paradossi che mi fanno tanto felice. L’escalation progressiva con cui si consuma il dramma di questa famiglia costretta in casa, già fortemente divisa dalla schifosa xenofobia del nucleo d’origine, è dolorosa ed inquietante, quasi quanto una gastroscopia (e l’esempio non è casuale). Nessun personaggio è caricaturato. Sono reali com’è reale il tuo vicino che dice “non sono razzista ma… ” o lo zio stronzo che tolleri a natale. Ma, a volte, come in questo caso, gli stronzi sono proprio i tuoi parenti stretti (col nonnomerda che vince su tutti). Per quanto quasi ogni accadimento sia prevedibile, come spesso capita anche nella vita, non toglie la capacità del regista e degli attori di trascinare lo spettatore nel vortice di me…lma che soffocherà i protagonisti. Anche di fronte alla palese evidenza dei fatti, per quanto maledettamente improbabili, la fiducia cieca (Springsteen docet, come sempre) in un qualcosa di incontestabile creerà danni incommensurabili (e qui immagino no vax e pro vax arrogarsi il diritto di rivendicare la metafora del film infilandoci, citando a caso filosofi e psicologi, significati che vedranno solo loro). Ma, esattamente come nel caso di “Essi vivono”, il significato è così chiaro e il finale così azzeccato che rimanerci male è l’unica opzione giusta.