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"Ledi emotional day" è la rubrica del ledi diario di bordo in una giornata gheriglio. Dentro è scatola delle meraviglie, non sai mai cosa aspettarti ma qualcosa è sempre lì a tremare nell'ombra.

Ledi emotional day #4

di:

Sezione speciale: In the bunker, gira che ti rigira, patatine fritte e coca cola

“Ho letto il tuo ultimo intervento su The Clerks, fuggi dalla razionalità pur esprimendoti con una logica che è più affilata di una katana. In fondo, come per l’amore, il conteggio degli anni nel loro trascorrere non ha senso reale. È un artificio umano consolatorio che funge al contrario. A noi umani piace soffrire e inventiamo cose, come il passaggio del tempo, per crogiolarci nel moto ondulatorio della sofferenza auto indotta. Non ci fosse l’invenzione astratta degli anni con mesi e le stagioni, sarebbe tutto meravigliosamente monotono. Ieri sera osservavo i miei mici non capire il senso della reclusione forzata. Non potevano immaginare l’arrivo dei petardi. Li ho invidiati”.

Questo è un messaggio che ho ricevuto su whatsapp il 2 gennaio 2023, da una persona di cui stimo l’intelligenza e la “sfuggenza”, che ho incontrato alcuni anni fa, a Milano durante un evento organizzato da Rosario Gallardo. Non ho più visto questa persona, ma l’affinità e la comprensione sottintesa ci ha permesso nel corso delle cose, e grazie alle tecnologie, di avere cura reciproca di quell’incontro. Perché sappiamo entrambi che a non piacersi più, poi, è un guaio, o anche no, ma desideriamo piacerci nel procedere dei nostri respiri. Questo messaggio per me segna il fittizio inizio di un nuovo ciclo. E cosa vorrei dire riportando parole che mi sono state inviate privatamente? Come sempre trattare le mie emozioni e manipolarle attraverso la scrittura, o meglio, attraverso l’ultima fase della scrittura, che sarebbe la stesura viva, sul momento, nel presente, di tutto il lavoro incessante che mi ha poi portato infine qui, in questo presente che si sta scrivendo e, ops, è già scritto man mano che digito sulla tastiera.

I ledi emotional day non possono essere revisionati e rivisti e corretti in quanto potrei tradire i desideri di quella me che ha infine messo quel nero su bianco in quel presente. Perciò l’apertura di questo quarto intervento su The Clerks è devastante.

In primo luogo perché il fittizio anno trascorso “mi ha portato via” Circe, il felino che custodiva la mia famiglia e in secondo luogo, lo stesso. Il punto è che, questo messaggio è il trampolino che probabilmente può ambire al titolo di “definitivo” per quanto riguarda la mia “elaborazione del lutto” e insieme ad esso mille altre faccenducole sempre miserabili (ogni cosa umana necessita di questo aggettivo) riconducibili a certe vigliacche evoluzioni di cui abbiamo bisogno per andare avanti, per l’appunto. Qui prendo in pugno e vergo in un unico colore, ma chiaramente potrei criticare e approfondire la cosa in modo totalmente e profondamente drammatico, ma sono troppo gelosa di quello che provo e in questo caso non voglio rendervi partecipi. State comunque pasteggiando su roba che non vi riguarda, certamente. Ma è tutto ok, il mio modo di scrivere può essere snervante e fastidioso alla lettura, interruzione, stop. Basta, taglia.

Oggi scopro pure una cosa incredibile: ossessionata dall’oroscopo a modo mio, mi rendo conto che le mie caratteristiche spastiche sono anche di altri individui nati sotto il mio segno. In questo modo, queste persone, hanno infranto in me il sogno di poter essere speciale e per questo le odio. Cosa intendo con “speciale”? Credere che ogni difetto e incapacità o tic nervoso, o mancanze varie e innumerevoli, siano parte orgogliosa e singolare di un IO che sarebbe perfetto anche e grazie a tali specifiche. E invece. Le mie manie di persecuzione diventano importanti, ma ne siamo proprio sicuri? Rientra tutto nella norma, tutto è brutto. Io soffro da quando ricordo di essere al mondo, ma al tempo stesso provo felicità scintillanti e inaudite.

Non voglio più sentirmi dire dalle persone che l’importante è “stare bene”. Ma che cazzo vuol dire? Ancora non ho malattie che mi costringono a terapie di accompagnamento verso la tomba, ok. Quindi in “quel senso”, sto bene. Poi? C’è altro? C’E’ ALTRO? Ah si, mi auguro di potermi sempre masturbare come e quando dico io, Dio. Mi viene poi il sospetto che l’odore del sudore ascellare diventi più acido in base alle circostanze ed ecco che, rivelazione, ultimamente viaggio in orride acque perché non conoscevo questa espressione dell’umana secrezione se non dall’altro, o meglio, dall’altra (di solito i pazzi ormoni femminili sono più ingombranti e pesanti in tal senso e non in qualità dell’igiene personale) e non dalla mia persona.

E invece, sorpresone, da qualche mese a questa parte puzzo come una fogna a dispetto di docce, bagni e pulizie mirate. Questa è una cosa inaccettabile che modifica gravemente le mie relazioni con gli altri esseri della mia specie, a prescindere dalle preferenze che attuo continuamente e non perdo mai occasione di manifestare. Aiuto. No, non è vero. Cioè, è vero che puzzo, non è vero che chiedo aiuto. O si? Sono indecisa. L’altra sera un mio amico diceva che nonostante questo inverno sia caldo trova che sia una forzatura fare questi compulsivi bagni a mare che ostentano la “canicola!dicembrina e a seguire”. Sarà per ciò, che sudo malamente? O sarà la mia alimentazione? Le sostanze stupefacenti? Lo “stress” diagnosi di ogni sintomatico disagio umano? Saranno i santi che mi hanno sempre evitato, chi può dirlo. Ma potete sentirlo.

Cari lettori, voi percepite forse la mia prostrazione emotiva preoccupante che per nulla mi allarma. Io la vedo solo da dentro il bunker. Ogni tanto esco fuori e lo osservo, il bunker, cioé me, cioé io. Mi osservo, provo a prendermi le distanze e a lasciarmi, ma questo non è possibile. Quando capita, dura pochissimo, mi riprecipito dentro, di corsa, terrorizzata. Dal bunker io osservo tutto quello che è oltre la mia superficie epidermica, osservo tutto quello che è fuori da me. Sono armata, nel bunker.

È possibile vederlo, da fuori, ma arrivereste sempre troppo tardi e difficilmente riuscireste a entrare. Lo spazio è confortevole, ma certamente non potrebbe accogliere moltitudini. Il mio bunker è sempre lì, non esiste tempo, non esiste mondo, c’è solo la guerra, e la quiete, nella monotonia. D’altronde, Madame De Staël scrisse: “Nessuno può mai essere influenzato in senso contrario al proprio carattere, e non c’è niente di più indelicato che rinfacciare al prossimo i favori fatti. Io ti aiuto perché mi piaci: quando non mi piaci più, ti abbandono. Tutto quel che si fa nella vita, si fa per guadagno o per piacere: non capisco cosa c’entri la gratitudine con l’uno o con l’altro”. Quindi non continuate ad avventarvi su di me se non c’è piacere, se non c’è guadagno.

Queste strisce fondamentali sono già state selezionate da Vitaliano Trevisan, me le sono trovate quindi pronte l’altro giorno, mentre procedevo nella lettura di Works, edizione ampliata per Einaudi 2022. Io osservo e osservo e osservo dal mio bunker. E scrivo e scrivo e scrivo. Non è né facile né difficile, è così e basta. Ultimamente sono stata avvistata, forse perché dal bunker non si fa che osservare e ad un certo punto qualcuno si sente osservato. Quindi vorrei provare a vivere di più il bunker e cambiarne l’arredamento, aggiornare le armi e tutto il resto, tutto quello che c’è dentro, cessando di stare con l’occhio di marmo puntato fuori.

Non penso che riuscirò nell’impresa, di sicuro posso smettere di trascinarmi false prede nei pressi dell’ingresso e poi dimenticarmene perché probabilmente il tanfo dei loro cadaveri è la ragione per cui qualcuno ha scorto il bunker. No, non è così, è che il mio bunker è come questi, a cupola, come questi presenti soprattutto nella Sicilia Orientale che potete vedere nelle foto di Antonio Giuffrida e Anna Minissale in BUNKER EXPIRIENCE 2020, non antiatomico o di altra natura. Il mio bunker è ipertrofico e specifico, compatto. Non è un bunker invisibile, sono un’esibizionista, piccola, ma arrogante e pesante. Trallallà, trallallà.