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Consigliati settembre 2022

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Dopo una calda, caldissima estate in cui siamo usciti solo nelle ore più fresche e abbiamo mangiato tanta frutta (cit.), un settembre ancora più caldo ci aspetta al varco, non tanto per questioni metereologiche – ma anche – quanto per fatti politici e, nello specifico, elettorali. In tutti questi anni credo sia questa la prima volta in cui sento maggiormente il peso di una tornata elettorale. La necessità e il dovere di non sbagliare nella scelta per, innanzitutto, una mia tranquillità morale mi sta portando ad una immersione totale nell’argomento con una sensazione finale di stordimento a causa della quantità di spazzatura in cui rovistare per avere notizie concrete e utili. D’altronde, è questa una delle conseguenze di avere accesso libero alla rete: da un parte ci rende in potenza persone più informate e consapevoli ma nella pratica dei bulimici ingurgitatori di schifezze.
Esistono dei dischi che hanno la capacità di riuscire a farti staccare dal mondo per immergerti in una vasca piena di note in cui rilassarsi, ed in questo periodo di costante rumore di fondo da caciara elettorale è senza dubbio fondamentale avere a portata di ascolto alcuni di quegli album.
Da qui l’idea di consigliare per settembre dischi capaci di raggiungere lo scopo e, chiedendo anche sui social, ecco a voi i cinque album di questo mese tra scelte personali e di amici che hanno partecipato.

Szun Waves – Earth Patterns
Il trio londinese composto da membri di Portico Quartet, Liars, Triosk, pubblica a metà agosto per The Leaf Label il terzo disco, Earth Patterns: un viaggio nell’iperspazio del Jazz dal quale tornerete una volta sentita suonare l’ultima nota con addosso quella tipica tristezza da rientro. La cosa positiva è che basterà premere nuovamente play per poter ripartire.

Idaho – The Forbidden Ep – Alas

Nel corso degli ultimi quarant’anni il termine “core” è stato affiancato a diversi altri aggettivi per identificare questo o quel genere musicale. Negli anni ’90 la versione più nobile e romantica del Grunge erano lo Slowcore e il Sadcore, delle vere e proprie correnti musicali nelle quali navigarono centinaia di band, alcuni a vista altri con l’idea di attraccare a terra. Gli Idaho fanno parte di quel movimento musicale, spiccando di più sugli altri per aver avuto sempre una qualità di scrittura più elevata rispetto alla maggior parte. Il disco consigliato da Marco è uscito nel 2008 con il preciso intento di riscoprire e far scoprire una band dall’intenso minimalismo.

Air – The Virgin Sucides OST

A proposito di ossimori (vedi lo Slowcore o Sadcore di cui sopra), la band che forse di più al mondo ha prodotto dischi come delle vere e proprie dolci nenie, nel 2000 si trova a comporre la colonna sonora per lo straziante e stupendo film di Sofia Coppola, Il Giardino delle Vergini Suicide. Il disco è la parte oscura di “Moon Safari” ed un ottimo modo per concludere (non per sempre) un giornata piena di informazioni inutili, grazie al consiglio di Astolfo.

The Mystick Krewe of Clearlight – S/T

La piccola cittadina di New Orleans ha sempre avuto una grande storia musicale: il Dixieland, il Jazz, il Rhythm and Blues, fino ad arrivare al Metal grazie all’ascesa di band come Eyehategod, Down, Crowbar, Superjoint Ritual: tutte accomunate dalla stessa radice southern ma con innesti vari; nei Superjoint, ad esempio, militava il nipote di Hank Williams, icona della Country Music. Il bello di questa scena musicale è il fatto di essere sempre composta più o meno dalle stesse persone che si alternavano nei vari progetti dando delle forme diverse nonostante la stessa matrice di provenienza. The Mystick Krewe of Clearlight mantengono quelle tradizioni, al suo interno confluiscono membri di alcune delle sopracitate band per esplorare i territori del Progressive Rock con la consapevolezza di stare entrando nel nuovo millennio. Grazie al “nostro” Francesco Villari per la dritta.

Neutral Milk Hotel – In the Aeroplane Over the Sea

Un album fondamentale per conoscere la musica degli anni ’90 (fu disco d’argento) e il suo approccio “deviato” al Pop. Pubblicato dalla Merge Records nel 1998, è un vero e proprio viaggio ispirato dalla storia di Anna Frank e del suo diario. La sensazione costante di fluttuare a diversi chilometri da terra permette una totale assenza dal mondo circostante per circa quaranta minuti, complice anche l’uso di strumenti non usuali (fiati, cornamuse) per un disco dall’ossatura fondamentalmente Rock. Grazie a Pasquale (e Paris) per aver indicato uno dei dischi della vita per chi scrive.

Robert Glasper – Black Radio III

È vero, in questa rubrica sono solito consigliarvi cinque dischi ma visto il tema insolito di questo mese, ho ritenuto necessario indicarvi l’album che mi ha involontariamente ispirato nel proporvi musica con un intento più specifico.