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Fatti avanti, Primavera

di:

Fatti avanti Primavera, se hai il coraggio.
Come: “chi ha peccato scagli il primo raggio di sole”.
Come chi mette la testa sotto la sabbia, ma solo per farsi baciare il culo.
Come chi sa che è tutto finito, ma lo stesso ci spera ancora.
Fatti avanti Primavera, se hai il coraggio.

Cara Primavera, forse ti sei fatta un’impressione sbagliata

Cara Primavera, “forse ti sei fatta un’impressione sbagliata”.
Sì, sto citando Joe Pesci in Casinò.
Ma no, non lo sto citando per la sua indole assassina.
Piuttosto per quella certa tendenza a cambiare umore e innervosirsi oltre il limite.
Sì, capita. Sarà la Primavera. Sarai tu.
Ma non devi fraintendere: non voglio addossarti tutte le colpe. Però la cosa inizia a essere snervante.
Perché tu magari sei vera, ma sei anche poco chiara. Mi spiego meglio.
Io lo so che un po’ te la sei presa, perché tutti dicono che non esistono più le mezze stagioni.
E allora ti sarai detta “Ah, secondo voi non esisto? Non esisto??? E va bene, allora vi faccio vedere”.
E piano piano hai iniziato a sparire”.
Perché è questo che succede: tu credi di fare loro un torto, tu credi di combatterli, invece li stai assecondando.
E alla fine sparisci davvero.
Ma non è l’atteggiamento giusto, Primavera.
Ho affrontato lo stesso discorso con Babbo Natale, qualche mese fa.
Anche lui è un po’ disorientato da questa voce che gira sulla sua non esistenza.
E anche a lui ho consigliato: “Fottitene”.
Ma, vedi, Primavera, a te posso dirlo, voglio avvalermi della presunta complicità femminile, che pure quella non esiste, non a prescindere, lo so. Ma lasciami sognare cinque minuti e fatti dire che ho mentito.
Anche io penso che Babbo Natale non esista.
O meglio: io penso che siamo noi i nostri Babbo Natale. Dovremmo essere noi.
Ma a lui ho preferito non dirlo.
Lo sai come sono fatti gli uomini, no?
Certe volte vogliono solo sentirsi dire una cosa che li consoli, anche una menzogna.
Mica perché sono stupidi, tutt’altro. È che scelgono di non farsi altre domande.
“Ti è piaciuto?” – “Sì”. E si accontentano.
“Mi ami?” – “Ma che domande!”. E si accontentano.
“Esisto?” – “Ma certo”. E si accontentano.
Ma loro lo sanno, quando il è un no; il Ma che domande! è un Veramente non lo so; il Ma certo è un Sai, non so come dirti che non so neanche questo, cioè sì, di sicuro esistevi e esisti, ma ho l’impressione che tu stia sparendo, questo è certo.
Non dico che poi anche loro non si facciano domande.
Non dicono non siano assaliti da dubbi. Quando si tratta di scegliere di credere a certe bugie, siamo tutti uguali.
Dico solo che forse le donne sono un po’ meno abituate a scegliere di crederci senza martoriarsi un bel po’.
Deve essere per quella faccenda di essere messe in discussione da tutti, da sempre, che a un certo punto inizi a farti delle domande, troppe, forse inutili.

Cara Primavera, guarda l’Autunno per esempio

Guarda l’Autunno, per esempio. Anche lui è una mezza stagione, no?
Anche a lui continuano a dire “non esisti”. E ti pare sia sparito? Macché.
Lui non solo non sparisce: lui secca, colora, gela, illude, ogni tanto ti manda un’ottobrata, tutto sommato uccide.
Ogni tanto si infila anche dentro di te. Te ne sei accorta? Non lo vedi che ha invaso la tua fine marzo, e il tuo aprile, e il tuo maggio? Si sta prendendo davvero tanto spazio, ormai si infila anche nell’agosto.
E sai perché lo fa? Proprio perché gli hanno detto che non esiste.
E lui, come ogni cosa che ci illudiamo non esista, diventa sempre più grande, cresce, invade tutto.
Lui e la sua morte calda. Lui e la sua idea di fine. Bella e romantica, da osservare con i calzettoni e la cioccolata calda, certo, da osservare accoccolati sul divano, sognando che poi ci sarà un inizio.
Ma è pur sempre una fine, difficile da dimenticare.
Immagino l’Autunno si sarà detto una cosa tipo: “Se non possono esistere come mezza stagione, allora esisterò come stagione intera, anzi come tutte le stagioni: voglio essere tutto”. Che certo, forse essere tutto potrebbe voler dire essere niente. Ma essere niente, può voler dire essere tutto.
Se sei niente, puoi anche decidere di essere tutto. Immagino allora che l’autunno, abbia deciso di non essere confinato in un paio di mesi un pò rossi, ocra e arancio e di sparpagliarsi dove vuole.
E infatti, il freddo improvviso, la pioggia, il caldo inaspettato, il senso di morte e il sogno di un probabile nuovo inizio, si stanno sparpagliando ovunque, ogni mese, ogni ora.
Quindi, a questo punto, cara Primavera, avrai capito che non mi sto riferendo a te come alla stagione in cui crescono i fiori e ci si avvia belli spediti verso l’estate. Lo so che quel treno è passato.
Ho dei chiari ricordi di una me bambina vestita di giallo, con i calze bianche di filo e le scarpe nere lucide, che a maggio se ne va in giro come se fosse piena estate ma senza afa; e chiaramente ricordo anche la me di qualche settimana fa, che esce per correre e trova 4 gradi e vento polare. Ad aprile no, non me l’aspettavo.
Quindi lo so che anche tu hai deciso di sparpagliarti ovunque, tu stai giocando come l’autunno, io l’ho capito.
E mi sta bene, l’ho detto.
Un giorno estate, un giorno marzo, un giorno neve, un giorno boh.
Bello, incasiniamo tutto e arriviamo confusi e mescolati alla fine di questo riscaldamento globale che ci sommergerà, che ti devo dire.
Ma capisci che, se mi è molto chiaro che l’Autunno ha deciso di diffondersi ovunque, con quella sua idea di fine e morte, tu mi stai lasciando dei dubbi.

Cara Priamvera, quando possiamo fiorire?

Cioè siamo sicuri che tu, sparpagliandoti, stia riuscendo a mantenere intatta quell’idea di rinascita che ti porti dietro da sempre?
Quella faccenda del fiorire, del rinascere, quella faccenda del sole sul cuscino, delle maglie sottili sotto i giacchetti più pesanti, dell’amore confuso, dei dubbi che sembrano più belli solo perché ci sono le margherite, spiegami un attimo: quella faccenda che dopo le foglie secche arrivano quelle verdi, vale sempre?
Perché io ti vedo un po’ confusa. Cioè no, magari tu sai tutto e sono io quella confusa, non sarebbe certo una novità. Ma fammi capire, Primavera: cosa conti di fare? Se tu inizi a sparpagliarti lungo dodici mesi, invece di concentrarti tra marzo e giugno, significa che possiamo fiorire in un giorno a caso dell’anno? Che possiamo o che dobbiamo?
E soprattutto: vogliamo ancora?
No, dico, hai visto che sta succedendo in giro?
Era pure un po’ prevedibile che la gente cominciasse a dubitare di te, cioè della possibilità di rinascere.
Ma tu non starli a sentire. Continua così, anche sparpagliata qui e lì, ti prendiamo a piccole dosi, che da dose nasce dose, forse.
No, non sto citando Trainspotting, stranamente io lo cito sempre.
Sto citando quella cosa del “morire di maggio ci vuole troppo coraggio”.
Aiutaci a restare un po’ vigliacchi anche, soprattutto a maggio, e dai, facci rinascere un po’.
Fatti avanti Primavera, se almeno tu hai il coraggio.

Illustrazione di Enrica Orlando
@laireenrose