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Generazione Greta: i non lo so che sradicano il sistema

di:

Come la risposta all’annosa e bowiana domanda: c’è vita su Marte?
Come la risposta alla “adultissima” domanda: cosa vuoi fare da grande?
Come Greta Thunberg che risponde alle domande di Diego Bianchi: 
Non lo so. 

Ovvero: non si sa – non c’è certezza – si stanno facendo passi avanti – non abbiamo la sfera di cristallo. Non si sa.
Sì, la ricerca di tracce di vita su Marte fa sempre più progressi, ma siamo lontani dalla certezza di trovarvi alieni glam rock che ci attendono con boa di piume al collo e chitarre.
Sì, magari uno lo sa, cosa vuole fare da grande, ma sai quante cose possono succedere da qui a qualche anno? Magari cambio idea. O magari sono già grande e voglio tornare piccolo, magari sono piccolo e voglio restarci il più a lungo possibile
Sì, Greta Thunberg ha risposto con diversi “Non lo so” a Diego Bianchi, in arte Zoro, durante l’intervista andata in onda venerdì 17 settembre per Propaganda Live.

Ho aspettato con curiosità questa puntata, perché volevo vedere cosa sarebbe venuto fuori dalla schietta ironia di Bianchi che incontra la schietta lucidità della riservatezza di Greta. 
Bianchi giustamente non l’ha trattata solo come una ragazzina, ma neanche solo come una leader.
In vista anche dello sciopero globale per il clima del 24 settembre, le ha chiesto dettagli sulle sue previsioni, sulle sue sensazioni, su come si struttura la comunicazione per un movimento come Fridays For Future. Ma poi la discussione è scivolata, non troppo casualmente suppongo, su aspetti più leggeri in pieno stile Zoro. Si è parlato di adolescenza, sport, scuola, fino ai gusti musicali di Greta -che, per inciso, conosce Zitti e Buoni dei Maneskin.
 

In tutta questa dinamica, che chiaramente era prevedibile, quello che affascina davvero è la prontezza e la precisione con cui Greta risponde. E non credo questo debba sorprendere perché è una diciottenne.
Deve sorprendere perché siamo abituati a dibattiti politici e non, i cui protagonisti adulti sono molto più vaghi, sono poco concreti e tendono a parlare per slogan.
Invece Greta ha dato vita a un movimento, partendo da uno slogan, per poi strutturare un pensiero e una consapevolezza che sa portare con lo stesso deciso e semplice rigore in piazza come in tv, davanti a leader mondiali o davanti a Zoro.
Del resto, c’era da aspettarselo, da una ragazzina che ogni venerdì, dal 2018, si presenta in trecce e k-way davanti al parlamento di Stoccolma per protestare.

Ma la cosa che affascina ancora di più è il deciso rigore che traspare anche dai suoi “non lo so”, che non pronuncia con incertezza o leggerezza, che non significano semplicemente “non sono preparata”.
I “non lo so” di Greta hanno il peso specifico dei “non lo so” consapevoli e umili .
Un filosofico “so di non sapere”. 
-Non lo so se sto facendo tutto bene
-Non lo so per quanto reggerò
-Non lo so se davvero qualcosa cambierà
-Non so cosa significhi essere famosi

E non importa. “Non importa come mi sento a riguardo”. So solo che adesso sono qui, “So che non sono quel tipo di persona che può restare a guardare mentre accadono queste cose”, “so che sto guadagnando molta energia con questo attivismo”.
Dunque so cosa voglio adesso, so cosa sto facendo e so che voglio continuare a farlo finché posso, il più a lungo possibile.
Voglio provare a cambiare quello che posso cambiare. Perché “per avere un mondo migliore bisogna crearlo” dice.
“Cosa farai dopo la scuola? L’università?”
“Non lo so, ho tanti interessi. So solo che oggi a pranzo mangerò i falafel.

Ecco, se prima ero solo affascinata, sui falafel ho avuto anche un sussulto. Quando Greta Thunberg ha dato questa risposta a Diego Bianchi, “So solo che oggi mangerò i falafel”, ho avuto un piccolo shock. Sul serio. 
Almeno l’80% dei miei “non lo so” è in risposta alla domanda “Cosa mangi? Cosa mangerai?” o, la peggiore di tutti “Cosa hai voglia di mangiare?”. Terrificante.
Per me è una domanda terrificante, perché implica che devi avere un minimo grado di organizzazione e devi anche sapere di cosa hai voglia. E più passano gli anni più mi accorgo che sapere cosa voglio per “domani” – che poi vediamo se arriverà, se ci arriverò io, e come – è molto più facile e tranquillizzante di domandarsi seriamente cosa voglio oggi, fra due ore, dieci minuti, ora. 
Greta lo sa.
Sa cosa mangerà a pranzo, sa cosa fare il venerdì per protestare, sa perché è nato il movimento globale per la crisi climatica che è partito da lei, sa perché sta succedendo questo. È una cosa di una semplicità spiazzante e come tutte le cose semplici è difficile.
Quindi già così è più di quello che un adulto medio può sognare. 

È proprio per questo che, tutte le volte che sento qualcuno definirla “solo una ragazzina”, sia in termini positivi – ”ah beata gioventù” – sia in termini negativi – “chi si crede di essere” – penso che io invece mi sento infinitamente più piccola di lei.
Forse siamo in tanti a essere molto più piccoli di lei, che ha avuto il coraggio di dire “il tempo vola” quando Zoro le ha ricordato che adesso ha 18 anni.
È una frase che quasi graffia le orecchie di chiunque abbia superato i 50, i 40, ma anche i 30 vi assicuro.

Ma non mi sembra Greta si senta “vecchia”, Greta è attiva e attivista come la migliore gioventù che si possa desiderare. Però ha fretta. Greta ha fretta, rappresenta la sete di cambiamento di una gioventù sommersa in un universo digitale, che sembra ancora lontano a tutta quella parte di mondo adulto che è sempre connesso ma ancora mentalmente analogico. E per chi ha questa fretta, per chi cerca di vivere con la consapevolezza del presente, ogni anno è fatto davvero di 365 giorni, ognuno con il suo rilievo.
La scadenza per salvare la Terra è anche la scadenza che hanno dato agli adulti per smettere di essere così saldi nelle loro certezze, che in effetti fanno acqua da ogni parte.
“Penso che dovremmo tornare ad essere tutti un po’ infantili perché dobbiamo riuscire a credere che possiamo realizzare queste cose”.
Tutti, perché il cambiamento di qualsiasi tipo, ma a maggior ragione quello climatico, coinvolge deve coinvolgere l’intero sistema e sovvertirlo, sradicarlo. Uproot the System, ci dice questa generazione.
E forse ci tocca crederci.