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La fine dell’estate e l’effetto Tartaruga Predatrice

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Come ogni settimana di agosto che passi nel paesino dove sei cresciuta.
Come ogni giorno di fine estate che sembra eterno, se sei uno che ama le stagioni fredde.
Come una tartaruga gigante che si mangia un uccellino: le cose lente uccidono. 
A volte. 
Non sempre. 
Ma insomma, mai sottovalutarle. 

Infatti, ad esempio, tu sei lì, carica di buone intenzioni, che ti dici: “ma sì, voglio passare le ferie rallentando, voglio recuperare il valore del tempo, rilassarmi, godermi il silenzio dei paesaggi molisani solitari dove sono cresciuta. E al terzo giorno ti prende la furia iperattiva, vai a scalare le Mainarde a mani nude e finisci a grondare l’acido lattico per i successivi sei mesi. Lentezza lattica.

Oppure, ecco, sei lì che tiri fuori il giacchetto dei primi freddi, quello che hai preso in saldo a luglio e che non vedi l’ora di indossare – perché lo sanno tutti che “giacchetto nuovo-vita nuova” – ma niente, il 20 ottobre ci sono ancora 6000 gradi e allora va bene! Usciamo per sempre in sandali e t-shirt. E proprio allora bam: inverno, maglione, maglia della salute, scarponi, gelo assassino. Mio Dio, è questo allora il temibile e irreversibile cambiamento climatico? Magari ci sembrerà un processo rapido, perché “fino a ieri mi spalmavo l’abbronzante al cocco e adesso sto cucinando polenta e burro che fuori ci sono meno 16 gradi”. Ma in realtà lo sappiamo che è un processo relativamente lento, rispetto alle nostre umane esistenze, che è iniziato decenni fa. 
Dunque saremo condannati a vivere un eterno agosto fatto di afa, indolenza, gelo improvviso e giacchetti nuovi in saldo mai indossati. Lentezza a prezzo pieno.

Oppure sì, la tartaruga. La tartaruga gigante che mangia l’uccellino. Ma non erano paciose, lente, sagge, innocue?
Non mangiavano l’erba? 
No. In effetti le tartarughe mangiano anche carne. Ma fino ad oggi non c’erano testimonianze di tartarughe che cacciano la loro preda. Per la prima volta, invece, la ricercatrice Anna Zora, ha beccato una femmina adulta di tartaruga gigante, che ha attaccato un uccellino, nell’Isola Frégate, Seychelles.
L’evento ha attirato l’attenzione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, che hanno poi pubblicato uno studio sulla rivista Current Biology. Pare che la tartaruga gigante in questione si sia avvicinata con calma, a bocca aperta, e abbia staccato la testa dell’uccellino, divorandola in sette, comodi minuti.
Voglio dire: un uccellino. Quelli che, se per caso sbatti le palpebre un po’ più energicamente, volano via e non li vedi più. Leggeri, liberi, veloci, che volano alto. Come fanno a farsi acchiappare da una tartaruga?
Lentezza infingarda e subdola, che si sottovaluta. 
L’uccellino avrà visto la bestiola rugosa avvicinarsi a bocca aperta e avrà pensato “Ok boomer, hai perso la dentiera?”
E invece quella era incazzata e affamata.
Lentezza divoratrice. Che uccide. C’è poco da fare. 

Ma non è colpa della lentezza: è colpa tua, che non la capisci. Che sei così settato su un altro ritmo, da presumere che tutto il resto si adegui senza compromessi e conseguenze. 

Invece la tartaruga è in agguato, sempre. 

Lei lo capisce quando tu pensi di poter volare via e farti il tuo bel ritmo e ti attacca alle spalle, o magari ti fissa a bocca aperta senza neanche scomodarsi a nascondersi per tenderti un agguato. E alla fine ti divora. 

A me l’estate fa quest’effetto. Non le vacanze, ma l’estate, con il caldo, il sole che schiaccia e sembra eliminare ogni mistero e sfumatura. Allora devi svegliarti all’alba, per ritrovare qualche ombra o devi attivarti la sera poco prima del buio. Ma che fatica tutta quella roba piazzata sotto la luce calda tra l’alba e il tramonto. Una fatica che ti rallenta, che tu lo voglia o no. E se non sei abituato alla forma dilatata e morbida che le giornate estive danno a te e al tuo metabolismo estivo, qualunque cosa imprevista rischia di farti sobbalzare come se avessi un detonatore sotto il letto. 

La morte di Gino Strada.
La morte di Charlie Watts.
I Talebani e la favola dell’Occidente che “esporta la democrazia” e ops, ma guarda, non funziona. 
Cose che non erano imprevedibili, ma che possono diventarlo se ti credi uccellino veloce e inafferrabile di fronte alla tartaruga che lentamente fa il suo percorso e non è detto che non ti raggiunga per staccarti la testa.
I talebani sono una tartaruga che ci ha messo 20 anni per tornare al punto di partenza.
Gino Strada ci ha messo 73 anni di lotte, prima di ricordarci che anche i sognatori muoiono.
Charlie Watts ce ne ha messi 80, per presentarci il conto e metterci di fronte al fatto che anche le leggende hanno un corpo mortale.
E certo che lo sapevamo, ma ogni volta, per un attimo, è sempre un po’ come la prima volta.
È l’effetto tartaruga predatrice, che ti frega proprio perché sei convinto di avere più tempo, di essere più veloce, di essere tutto sommato immune.
Ma non ce l’ho con la lentezza o con le tartarughe in generale, davvero. Penso solo che bisognerebbe imparare a non sottovalutarle. E soprattutto non bisognerebbe dimenticare di volare in tutti i modi e le occasioni possibili. Soprattutto quando sembra impossibile. Perché è un attimo che arriva settembre.
E sarebbe bello accoglierlo con il garbo di Watts, l’animo ribelle e visionario di Strada e il coraggio di tutti quelli che resistono, in Afghanistan.