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Ti diranno di non esistere. E tu non esisti, infatti

di:

Lettera a Babbo Natale da una molisana.

Come un regionale per Campobasso, il venerdì prima della vacanze di Natale.

Come un pacco spedito con urgenza.

Come un giorno qualsiasi della mia vita, in cui ho un appuntamento.

Sono in ritardo per la lettera a Babbo Natale. Ma non fa niente. Anzi, meglio.

“Caro Babbo Natale ti scrivo, così ti rilassi un po’.

Lo faccio solo per te e solo per questo, giuro. Del resto Natale è passato, quindi non ho liste da proporti e di certo non ho intenzione di portarmi avanti con le richieste per il Natale futuro. Per carità.
Anche perché, come sai, preferisco sostenere la Befana. È una questione di empowerment femminile, abbi pazienza: fate lo stesso mestiere, ma lei deve viaggiare su una scopa, con uno scialle in testa, è associata sempre alla fine delle feste, ai nasoni storti e al carbone. È chiaramente sottopagata.Tu hai la divisa sponsorizzata dalla Coca Cola, la slitta, le renne, gli elfi, una discreta panzona e nessuno ti dice che sei un cesso.
Si chiama gender pay gap. Ed è tempo di superarlo.
Dunque, come ti dicevo: ti scrivo così ti rilassi un po’.
Ma non perché tu sia stressato dal lavoro -vedi renne e elfi di cui sopra.
Piuttosto ti scrivo per quella storia del vescovo di Noto che a ridosso delle feste, ha detto ai fedeli, bambini compresi: “Babbo Natale non esiste e la Coca Cola, ma non solo, ne usa l’immagine per accreditarsi come portatrice di valori sani”.
Lo so, lo so. Pare che anche il Grinch abbia detto “Eh va bé mo’ esageri però”.
E tu magari avrai detto “Mecojoh-ho-ho-ho! OH! Ma io vado in giro per le Chiese, a dire ai fedeli che Dio non esiste e la Chiesa, ma non solo, ne usa l’immagine per accreditarsi come portatrice di valori sani?”
No, Babbo, hai ragione: non lo fai. E fai male, perché ti aiuterebbe a sfogarti. Ma è anche vero che sarebbe del tutto inutile, perché tanto il fan club di Dio non lo convinci mica così. Ti ricordo, che vivamo quel periodo della storia in cui la gente si fa i clisteri di candeggina per curarsi da un virus che ha sterminato mezzo mondo e per cui è stato creato un vaccino. Ci sono influencer che scoreggiano nei barattoli e vendono la loro aria per migliaia di dollari.
E ci sono poltici che sono saliti nei sondaggi più o meno nello stesso modo. Scoreggia più, scoreggia meno.
Voglio dire, figuriamoci se un uomo con una tuta rossa e la barba bianca può far cambiare idea a un fan club che va avanti da millenni. Come minimo devi togliere il cinturone alla tuta, mettere su una maschera di Dalì con i baffi all’insù e rapinare una banca sulle note di un inno rivolozionario. Allora sì che forse qualcuno ti seguirebbe.
Sì, sto parlando de La casa di carta e, no, nessuno ti seguirebbe lo stesso. Ma ho voluto tirar fuori l’argomento di proposito. Hai visto come l’hanno conclusa?
No, dico, ti avevo espressamente chiesto: “Babbo Natale, ti prego, fa che La Casa di Carta non si concluda peggio di come si è conclusa la stagione 1; fa che Sex and the city non diventi una reunion di boomer; fa che il ritorno di Dexter non sia una delusione, peggio di come fu il finale dieci anni fa”. Niente. Non ne hai presa una.
Allora è vero che non le leggi proprio le mie lettere. O forse ti sto proprio sulle renne da quel lontano giorno del ’92, quello della letterina che ti scrissi, con annesso disegnino della piscina dove andavo a nuotare. Quel disegnino che mio fratello disse “fa schifo e Babbo Natale non lo prenderà”. E infatti tu lo dimenticasti sotto l’albero.
Ma va bene, tranquillo, io ti ho perdonato. Figurati. Ti ripeto questa cosa ogni anno, ma solo così, per ricordartelo.
E solo nella speranza che tu, spinto dai rimorsi, esaudisca almeno una delle mie richieste. Lo so, avevo detto che scrivo solo alla Befana per una questione di empowerment femminile, ma appunto!
A lei ho già chiesto l’abolizione dei not all men, quelli che a qualsiasi discorso che abbia a che fare con i diritti delle donne, rispondono “not all men, non siamo tutti così”. E basta, rispondono solo questo.
Tu parli di secoli di machismo, violenze, donne senza diritti e loro “ma non siamo tutti così, io non sono così”.
Ah, va bene, allora abbiamo risolto, scusa, il tuo commento ha appena ribaltato secoli di patriarcato. Grazie amico mio. Insomma, per dire: non posso chiedere alla Befana di mettere anche fine alla piaga dei sequel e dei reboot che ci affligge da anni, mioddio, sta per uscire Hocus Pocus 2, ti rendi conto?
Se mi rovinano anche quello, investimi con la slitta, guarda, preferisco.
Ma basta parlare di me, hai ragione, avevo deciso di scriverti così ti rilassi, almeno tu, perché io già mi sto innervosendo.
Dicevo: tu che sopporti da anni questo mobbing insidioso e insistente circa la tua esistenza.
Una roba ai limiti del ghosting.
Brutta faccenda quella del ghosting, ti capisco. Ma tu non devi prendertela. Nell’era dei social, sparire e far sparire qualcuno, certe volte è una questione di sopravvivenza. Se vuoi dimenticare.
Non è come i bei tempi, che se volevi rompere con qualcuno e non vederlo più, lo cancellavi dalla rubirca, cambiavi bar, città, nazione, pianeta. No. Adesso non c’è un luogo dove tu possa smettere di leggere, pensare, vedere l’oggetto dei tuoi patimenti.
Fb, Ig, Tw, Tik Tok, WhatsApp e follower comuni: PER PIETÀ IO TI BLOCCO OVUNQUE E CIAO.
Sì, è orribile. Per chi sparisce, certo. Ma anche per chi fa sparire.
È paura, è incapacità di affrontare le relazioni, ok, ma è anche sopravvivenza.
Perché se è vero che è diventato troppo facile far sparire dalla tua vita una persona, è anche vero che, attraverso i social, è diventato troppo facile farla entrare. Ma sto divagando ancora, scusa.
Volevo solo dirti di non prendertela con quelli che ti dicono che non esisti. E te lo dico da molisana eh. Ho anni di esperienza alle spalle, anni di “Il Molise non esiste”, “Ah, Isernia, in Basilicata”, “Ah, Molisn’t”. Anni.
Esattamente come capita a te, ma almeno tu hai i bambini che ti mandano lo stesso le letterine, hai la Coca Cola, le slitte volanti, la magia. Io ho difficoltà anche a tornare in Molise in treno. E riesco a fare un sorso di Coca Cola solo se la allungo con acqua, per sgasarla. Diomio deve essere questa la vecchiaia.
Comunque con il tempo ho capito che non esistere può essere estremamente interessante. Anzitutto ti fa capire subito il livello di ironia di chi hai di fronte: “Molise ihihih, ma dai, lo sanno tutti che non esiste” “Uh, ehi, ma allora sei simpaticissim*, NoN Lo AvEvA mAi DeTtO NeSsUnOoOoO, usciamo a cena adesso, fammi tua ti amo!”.
Sì, è sarcarsmo.
Per te potrebbe valere lo stesso: “Babbo Natale ihihihih ma dai lo sanno tutti che non esisti”
“Uh, ehi, ma allora sei super sveglio, NoN Lo AvEvA mAi DeTtO NeSsUnOoOoO, allora facciamo così, quando prenderai due ore di permesso dal lavoro, per accaparrarti l’ultimo giochino di merda che ti hanno chiesto i marmocchi, ma non lo troverai -perché non lo troverai- dì loro che sei stato tu a non averlo trovato, invece di accollarmi la colpa. Dai. Fallo. Prenditi le tue responsabilità, tu che sei figo, tu che esisti”
Perché, al di là della legittima ironia, quelli che pensano davvero tu non esista, spesso sono solo troppo convinti di esistere e avere il pieno controllo di quello che fanno. Ma la verità è che avrebbero bisogno anche loro di non esistere per un po’. Credere a una cosa che sembra impossibile: renne che volano, treni Roma-Campobasso puntuali, omoni benevoli che fanno davvero doni a tutti i bambini, paesini antichi ricchi di tradizione che non si svuotano, elfi felici di essere sfruttati, pubblica amministrazione che non pensa a mangiare il mangiabile, in una regione già stremata da anni di incuria, vescovi che pensano ai loro personaggi fantasy, invece di preoccuparsi di quelli che hanno i bambini e la Coca Cola. Cose così. Cose posizionate in un limbo dove si mescola magia, malinconia, mistero e ingiurie.
Che sono i punti cardine di ogni Natale che si rispetti. E anche un po’ del Molise, te lo assicuro.
Sono le caratteristiche essenziali di chi “non esiste”, sono le coordinate per stare un po’ fuori da mondo.
Che è una roba che aiuta a ridimensionarti se pensi di essere al centro del mondo, e ti aiuta a trovare una dimensione se non ne hai ancora una.
Quindi, caro Babbo Natale, parafrasando quel “ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.” volevo solo dirti: “Ti diranno di non esistere, e tu non esisti infatti”.
Ma va bene così, fidati. Sono molisana, so quello che dico.