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Livori quotidiani, quelli classici. Solo che dalla routine quotidiana noi ne parliamo in termini social-musicali. Si, tutti fenomeni di costume più o meno italici ma soprattutto tratti dai usi e costumi dei social che provocano allergie, fastidi, singulti, movimenti peristaltici, etc. Ma si parla anche di tutte quelle musiche che fatichiamo ad accettare o non abbiamo più l’età per ritenere speciali: una scena che scena non è mai stata da qualche parte remota o nella città in cui si fatica a vivere. Figurati quella indipendente, che è tipo il mainstream ma con meno zeri nei cachet!
Riflessioni poco ponderate (si, il controsenso certo, ovvio), scritte a raffica durante insonnie da weekend, farmaci per il reflusso/gastrite inerenti il mondo della musica italico, i (mal)costumi dei social che sembrano l’avanspettacolo da tv locale di tanti anni fa.
Mi correggo: il cabaret è meglio di questa farsa imprenditoriale moderna, che va bene eh, ma vi state portando i coglioni con le pari opportunità che vogliono i poppettari (o polpettari secondo la terminologia catanese)dal basso che vogliono essere manipolati, ma compiacendosi.
Vabbè, ne leggete uno al mese dei LIVORI QUOTIDIANI.
Se non gradite questa rubrica all’interno di questa - suppongo - rispettabile webzine, lamentatevi con il caporedattore.
Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, istituzioni, luoghi ed episodi sono frutto dell’immaginazione dell’autore e non sono da considerarsi reali. Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari, è del tutto casuale.

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#01: Livori quotidiani musicali

di:

Coordinate varie
Stagione relativa: Fine inverno – inizio primavera 2021

Ricordi facebook: i post dei complottari  e dei sovranisti dell’anno scorso.

Status Vaccinale: Per Aspera Ad Astra Zeneca prima dose.
Ascolti attuali: funk anni ‘70, che mi deve tornare la voglia di suonare il basso

Mood: il rock è morto, l’hip hop lo stanno ammazzando, ma io che ci faccio in Italia?
Cose buffe: il camion dei meloni con l’inno di Sanremo a manetta.
Fastidi: i boomer anarchici che usano Facebook come tutti i cinquantenni che si rispettino che non sanno usare i social.
Ristori: me ne mancano due
Citazioni: nessuna, di notte l’unica citazione è quella in giudizio.

Cose che odio: no vax, complottari, sovranisti, esperti tuttologi di facebook, i meme dei vecchi per i vecchi, gli economisti col master preso a Fondachello, gli ignoranti che credono a tutto quello che si dice sui media, i corrotti, gli evasori fiscali. Soprattutto gli evasori fiscali.

Ah e i parvenu. Sapete cosa sono? No? Beh, googlate.

Se la sono portata la testa con Sanremo. TUTTI. anche durante la riunione virtuale di questa redazione mi sono dovuto sorbire la sanremata.
Ma chi se ne fotte, dico io, è tivù, è definitivamente un format tv ripartito tra le superpotenze discografiche che alla fine tutti ‘sti soldi negli anni poi mi sa non li stanno manco perdendo come lamentano, anzi, a ben guardare un certo David Byrne in una sua pubblicazione (How Music Works) ha visto come l’inversione di tendenza tende a conglomerare tutto, soprattutto l’indi(e)pendente.
Si, la musica indipendente a Sanremo. Quella che è diventata genere musicale anni fa (indie) forse per denotare i gruppi basso – batteria – chitarra tristi e meno avvezzi alla grammatica del pop televisivo.

Poi è successo qualcosa, un po’ di tardo capitalismo tutto italico è arrivato nella musica pseudo indipendente italiana (indipendente da cosa se mi vai a imitare i costumi di massa? indipendente da che? da mamma e papà? continuo a non capire). I cantautori sono invecchiati e diventati boomer su facebook, i rocker  finti sono finiti (l’articolo potrebbe terminare qua) in tivù a mostrare gli sforzi fatti in palestra e nel frattempo un sacco di musica di merda imperversa tra le webzine più quotate? Ah, la critica musicale italiana. Perché, c’è ancora? Qualcuno che compra un magazine? Non funziona che se hai visualizzazioni su YouTube sei figo? Come? La musica decente non per forza deve essere figa? No, aspettate tutti un minuto, questo è il mio pensiero, ora si ascolta solo cosa è figo e se non stai sul pezzo GUAI, non si possa mai dire che ascolti musica contemporanea  diversa da quella dei tormentoni it-pop italici.
Non sia mai.
Non si fa.
Quando sei col cocktail colorato da asporto in piazzetta devi darci dentro con le battute giuste, e basta con ‘sti miti socialisti del passato. Basta con ‘sto marxismo.
Il musicista oggi è complottaro – sovranista con spruzzata no vax e misticismo aka pensiero magico a condire il tutto.

Si, non si capisce dove voglio andare a parare. Da nessuna parte. Non mi interessa, il mio livore quotidiano parte da facebook, dalla mia bolla, dai gruppi social nazionali in cui si decide la sorte di ignari musicanti che pure hanno dimenticato che vor dì fare musica e dai concerti tramite la democrazia diretta della musica e delle citazioni altrui. Jesus, contenti loro.
Io mi annoio pure sui gruppi fb dei nerd in cui ti spiegano come fare cose con i software audio.
Noia, continua, perpetua, musica interessante mi pare la penisola non ne proponga, almeno per me.
Devo fuggire all’estero per cercare ispirazione. Ok, troppo duro, qualcosa di rilevante c’è anche qui, dai, solo che non mi piace.
Non mi piace ciò che crea consenso perché è troppo semplice da ascoltare.
Non è però manco il pop becero che preferisco. Ma a me dell’hip hop trasmutato italiano, cazzo mi frega? È ripetitivo, mi annoia, il vero problema è questo: mi annoia a morte la musica italiana.

Perché?
Sembrerebbe non si possa fare musica seria(mente). Ah, fai musica, ma l’ufficio stampa? Oh, caccia i soldi se vuoi un minimo di riscontro.
E che fa, diecimila views a 99$, non le comperiamo per il singolo sul tubo? Dai, almeno diecimila, sennò sei sfigato. Cosa, bando Siae? Ma la Siae non era nemica?
Ah, vuoi campare con la musica. Ah, allora devi darci dentro e metterti in riga, guai a sgarrare, senza fenomeni di costume al bar non si canta messa, devi pontificare dal tuo profilo fb cosa è figo e stare sul pezzo, anche se hai 45 anni e ascolti i gruppi dei ventenni.
Non sia mai che io stia invecchiando.
Ah vero, la crisi di mezza età, il rocker dai capelli lunghi piastrati che ostenta i pettorali in tivù.
Ah, l’altro rocker che fa il giro da sinistra per criticare i governi e la gestione pandemica e diventa praticamente complottaro da dittatura sanitaria. No, non lo sa usare Facebook si annoia.
Quindi spara minchiate.
Eccerto, tanto a lavorare non ci vai come le persone comuni.


Vale per tutti il livore, queste righe scritte molto male, ad esempio, in forma blogger old school finta, faranno venire l’orticaria a qualcuno, no!?

Le opinioni? Non sia mai, qualsiasi sia il colore del nostro pensiero dobbiamo uniformarci, altrimenti non esistiamo.
Che disagio amici. Eppure non era bella la libertà di ascoltare la musica che ti pareva senza dover per forza ascoltare quello che passava dalla radio?
Mah.

Ripigliatevi, che mi pare ascoltate musica così come guardate le serie in streaming (illegale). Ma soprattutto non spiegatemi niente, è tutto così banale che non c’è nulla da spiegare.
Sposatevi, fate figli, scegliete la vita.

Bonus Fedez:
Il modo è quello di farsi polarizzare nelle opinioni per le stronzate, tipo quella cagata immane del concerto del primo maggio (forse mi è fregato qualcosa l’anno in cui c’erano i Blur o nel 1999 l’anno in cui mi trovavo lì dopo Deus e Motorpsycho e Soulwax nelle lande padane, quando i leghisti erano più gestibili e meno seguiti dagli idioti italici) e con la pantomima Fedez supereroe Vs la grande scoperta degli alternativi pseudo sinistrorsi italici: la lottizzazione della Rai e la relativa incompetenza di chi ci lavora soprattutto in questioni del genere.

Ah, dite grazie all’Eni, mi raccomando, perché scalda le vostre case col gas onesto fatto coi peti dei lavoratori. “Bene ha fatto” Fedez a dire quello che pensava – per carità – ammesso lo pensi realmente, ma penso di sì, altrimenti non lo direbbe, giusto? Diciamo tutto quello che pensiamo, non è vero cari amici? Siamo tutti super onesti intellettualmente e siamo tutti rivoluzionari col culo degli altri.

Comunque mi sta bene pure che Fedez dica quel che cazzo gli pare sul palco, il problema sono quelli che non lo fanno; che, per carità, si guadagnasse qualcosa di meno “oddio che tristezza”. Fedezzino comunque se vuoi regalare il Lamborghini, dallo a me che ci campo fino alla vecchiaia. E si, se hai la panda sei più credibile.

Ma poi cazzo ti frega del Lamborghini, fatti una moto come Pezzali. Ah no, Max è fascio; si fa i cazzi suoi e parla di sfiga.

Dicevo, il problema sono quelli che si lamentano che se qualcuno gli tappasse la bocca farebbero i diavolo a quattro, ma la domanda vera è: Ma siete sicuri di avere tutti dei “fan”? Ma soprattutto, ci avete mai pensato alla qualità dei fan? E se avessi dei fan fascioleghistipentastellati e tu sei pro aborto – pro gay – pro droga – pro bestemmia? Come la metti? Eh? Come fai? Ciao, mi hanno appena licenziato da questa webzine, è stato breve ma intenso. Ad maiora.