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Raccomandazioni #10 : Abbiamo tutti bisogno di Home is Where

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Saltavo avanti di canzone in canzone sul feed di Bandcamp, non trovavo nulla. Ad un certo punto Assisted Harakiri cattura la mia attenzione, dopo 5 secondi mando avanti. Ho pensato “questa è la solita cagata emo a voce pulita per il “grande” pubblico”. Non fa per me. Sono tornato in dietro e l’ho riascoltata tutta, qualcosa mi aveva preso. Così sono arrivato ad I became birds (Marzo 2021), l’ultimo disco degli Home is Where. Non era un gran periodo e questo disco mi ha davvero fatto bene. Non sembra un disco di cui parlerei ma insomma non posso parlare sempre di dischi frustrati e presi male, che poi anche questo nasconde insofferenze.
Ripartiamo. Home is Where è una band a 4 membri di Palm Coast in Florida. Hanno in discografia 4 uscite, compreso un singolo che poi stato incluso in I became birds. Sono 6 tracce di musica emo meravigliosamente integrata con momenti hardcore urlato a squarciagola, folk e cantautorali da cui emergono armoniche e trombe. Però lo devi ascoltare perchè scrivere di un suono non è molto efficace.
Tutta la discografia degli Home is Where è caratterizzata da una semantica priva di regole. Senso e non senso si mescolano in un flusso di giochi di parole da filastrocca e dichiarazioni nascoste. Titoli apparentemente folli, si cita L. Ron Hubbard (L. Ron Hubbard was way cool), fondatore di Scientology, o ci si trova “cuciti insieme dalla membrana del grande cetriolo di mare” (Sewn together from the membrane of the great sea cucumber), sarà forse la nuova divinità dopo il grande mostro di spaghetti dei pastafariani. Scherzi a parte, in queste canzoni si trovano riferimenti all’oppressione, alla brutalità della polizia (chiarissimo arriva “cops are flammable, if you try”) e la transizione di genere (in supporto di un collettivo di donne trans di colore hanno da poco fatto un live in diretta in garage). Se si presta l’orecchio il senso arriverà.

I 17 minuti di questo EP si aprono con il succitato Ron Hubbard. Una ballata breve in cui tocca già orientarsi con i discorsi di Brandon alla voce. “La storia è sempre scritta al passato ma noi condividiamo gli stessi insetti, il passato non finisce mai”. Sul Bandcamp degli Home is Where c’è scritto che potrebbero essere i tuoi vicini, beh è proprio così. E come un amico che ti abita di fianco in Long distance conjoined twins passano da casa tua, Samantha, e ti invitano ad andare a fare un mucchio di cose. Nel mezzo ci troviamo qualche provocazione come la “transustansazione dell’acqua del bong”. Riferimento alla lotta per l’identità di genere, “let’s trespass vacant properties, we claim are our bodies”, a cui è dedicato l’intero disco. Forse anche un riferimento a George Floyd con “I can’t breathe/you can’t breathe”. In questi due pezzi emerge un tratto comune a tutta la produzione, la voce pulita che si spezza grattando e che rende tutto davvero sincero. La chitarra, la batteria e il basso lavorano sempre alla creando l’ambiente, il tono, in cui poi spazia la voce.
Andando avanti ci troviamo nel pezzo sulla membrana del cetriolo, è calmo, siamo su una laguna e le onde ci cullano ma ad un certo punto una pletora di cani appare “but looks at all the dogs!” e un coro segue “I wanna pet every puppy I see!”. Affetto incondizionato. Poi qualcosa si rompe e fuoriesce la vena screamo/hardcore, un grido disperato e chitarre taglienti ci portano fino in fondo, dove tutto si calma di nuovo.

Il tono torna allegro in Scientific classification of stingrays e Assisted harakiri, che tirano su il morale del disco e ti fanno passare, comunque, una bella estate. Tutto si chiude con una canzone da suonare in veranda con davanti un campo di granoturco, The old country, l’armonica ci sta precisa. Tutta questa tirata per dirvi semplicemente che I became birds è un disco sincero, energico e creativo, che sfiora un felice esaurimento nervoso.

Non conosco gli Home is Where ma sono sicuro di due cose. Prima, sono persone di cuore e affettuose. Seconda, probabilmente non ho capito nulla di questo disco.