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Raccomandazioni #14: Jolly Mare – Epsilon

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Da qualche anno ormai, un continente trasversale della musica italiana anni 70-80 è oggetto di omaggi, recuperi e rivisitazioni. Si tratta di un continente vasto e diversificato, ma dai contorni precisi: la library music e le colonne sonore che intrecciavano synth analogici e riffoni funk, il progressive più groovy e latino, fino alle ipotesi dance che hanno cullato la nascita dell’italodisco.

Anche i recuperi e le rivisitazioni sono molto vari, e attraversano l’arco della musica italiana dal mainstream, al dancefloor, fino alla sperimentazione più ardita. La scena dell’Italian Okkvlt Psychedelia ha spalancato le porte sul lato oscuro di library music e folklore ancestrale del sud; uno come Alfio Antico ha conosciuto una riscoperta anche grazie a gente come Colapesce; capolavori all’incrocio tra cantautorato e progressive locale, come Anima Latina di Battisti, hanno ricevuto consacrazione critica anche all’estero (e sono stati attualizzati da cose come Die di Iosonouncane).

E poi c’è il clubbing: quant* di voi non hanno ballato selezioni di funk della Napoli Segreta a qualche evento degli ultimi anni (beh, finché si poteva ballare)? Da questo punto di vista, il successo dei Nu Genea è stato uno spartiacque nel rilanciare groove mediterranei “suonati” con sensibilità da DJ/producer contemporanei. Ecco: la musica di Jolly Mare è l’epitome di questa esplorazione, e taglia attraverso le sue tante anime come una bisettrice di ricerca ed eclettismo.

DJ dalla carriera ventennale, Fabrizio Martina ha giocato con queste forme lungo tutta la sua esperienza di producer. Ha regalato ai club lifting di brani tratti da quel repertorio mediterraneo di cui parlavo. Polistrumentista e fissato di strumenti analogici, ha incrociato italodisco cosmica e ipotesi di cantautorato obliquo nel celebrato Mechanics. Il successivo, bellissimo Logica Natura esplora una library music sfuggente quanto fisica, lavorando esclusivamente su una misconosciuta drum machine giapponese. E a Settembre è uscito Epsilon: un disco breve che però ricombina perfettamente le mille anime di Jolly Mare.

Epsilon mette sul campo una possibile musica mediterranea che spazia attraverso i generi. Lo si vede dai mille strumenti usati: synth, chitarre e bassi, fino a oud, saz, e percussioni dalle culture musicali più disparate. Proprio le percussioni sono l’ossatura di questi brani: groove che migrano dal sud Italia al vicino oriente, pervasi da svisate cosmiche e fughe strumentali. E se brani come Anatema e Il Capriccio usano questa materia avventurosa per far ballare, uscendo dalle secche della cassa in 4/4 più scontata, sono i brani cantati a regalarci la vera sorpresa dell’album.

Prendete l’irresistibile opener Sabbia Bianca, oppure L’Età dell’Oro. Il nome che salta per primo alle orecchie è quello di Battiato: stessa cerebralità solare, al servizio di una composizione stratificata che però fa muovere il culo. Il singolo Vivo va ancora oltre, ricordando i Nu Genea di cui sopra. Altrove, per esempio in Gaul Tanz, rivivono le sperimentazioni di Logica Naturale: un rituale pervaso da voci lontane, sinistri tagli di synth e da un crescente ribollire percussivo.

Il bandcamp di Jolly Mare lo spiega benissimo: Epsilon suona “come una one man band dei tardi anni Settanta che conversa con un mago dello studio degli anni 2020”. Un disco che è difficile non prendere come il preludio a una scorpacciata ancora più ampia, più mediterranea e al tempo stesso più cosmica.

Epsilon esce per International Feeling: lo potete ascoltare qui.

Qui invece c’è la pagina Instagram di Jolly Mare, che tra le altre cose sembra un tipo molto simpatico.