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Raccomandazioni #25 : Parco acquatico hardcore con i Big Water

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Immaginate un’enorme massa d’acqua, immaginate la quiete, il sole che scotta e gli uccellini che cantano. Poi il clima cambia, si guasta e arriva un bel ventone che agita l’acqua e vi ritrovate sbalzati tra le onde. Adesso immaginate che quest’acqua agitata sia un EP di 10 minuti di un trio americano e avremo Park dei Big Water.
Affatto stanchi dal disco uscito neanche 7 mesi fa, i Big Water senza hype e senza alcuna formalità tirano fuori un EP raccomandabile il 18 di febbraio. I tre ragazzi a detta loro amano suonare musica rock, giocare a biliardo e bere drink ricercati. Tra un drink e l’altro, sono già alla quarta uscita dal 2018 quando è uscito il loro primo EP (Drink More Water), seguito da uno split a 4 (Confluence) con Terry Green, Eyelet e Kid, Feral e in fine un LP (… and i’m all out of shit to fuck up), uscito appunto a maggio del 2021.

In Park troviamo cinque canzoni condensate in 10 minuti di un hardcore/post-hardcore con influenze che richiamano i grupponi hardcore classici. L’EP si muove fluido, e come non potrebbe, caratterizzato dai ritmi travolgenti e dai suoni dissonanti. Le chitarre periodicamente emergono dai flutti dell’acqua in movimento e si fanno sentire con melodie taglienti e appuntite.
Si comincia con Here Comes the Leather, il cui testo si potrebbe riassumere in un “ehi tu, smettila perché fai cagare” (scusate bambini). In All Greens on 55th il cantato è grosso e ritmato, quasi rappato. Il tema qui è la loro città natale, a cui sono evidentemente legati viste le foto che li ritraggono con le divise della squadra di baseball locale, i Kansas City Royals. Un bel blu devo dire.

Nel minuto e nove secondi che segue abbiamo il pezzo più caotico del disco A-B-WHY, su questo taccio, sentitevelo e poi ne parliamo quando è passato l’acufene.
Nella seconda metà del disco abbiamo Ku$H, dopo un altro inizio tutt’altro che tranquillo abbiamo una pausa di riflessione, ma tranquilli, lo stacco dura neanche 20 secondi e si riparte.
Si chiude coerentemente con Tour’s Over, I’m Driving My Mustang Home. Cantati e strumentali si avvicendano fino alla fine del disco. Ed è di fine che si parla, della fine del tour, della sfighe che capitano quando si dorme in giro e si viaggia in van. Comunque ti mancherà tutto anche se vuoi fermarti un attimo.

Non mi resta che chiudere come piace ai Big Water, raccomandandovi di stare idratati.