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Raccomandazioni #32: Superare uniti, come i naïveté

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Forse non lo è davvero, ma trovo divertente o quanto meno curioso che nonostante non vi conosca so dove eravate due anni fa nei giorni di aprile. Io ero a casa, e pure voi, e lo eravamo da un mese. Per alcuni è cambiato poco, per altri è stato addirittura bello, ma per molti non è stato un gran periodo. Un cambio di stile di vita netto, durante un bombardamento mediatico e sanitario che ha generato incertezza. Rimanere isolati dai propri contatti, reperibili solo telematicamente, ci ha fatto temere di essere abbandonati. Eppure, in un momento in cui avere prospettive è difficile, c’è chi ha ritrovato il piacere in azioni semplici, in ambienti a portata di mano e forse per questo trascurati. Magari avevamo proprio bisogno di rivivere la semplicità, il candore, di tornare ad una vita più semplice. A questo punto vi sarà chiaro che quando mi sono ritrovato davanti il disco dei naïveté per me è stato naturale doverne parlare. La dinamica con cui si è formata questa band unita al senso stesso di naïveté sono stati lo stimolo per scrivere a questa band di Puebla, in Messico, e sapere di più su di loro.

Durante la prima ondata Sergio, Arturo, Fernando e Tony si sono ritrovati tutti a Puebla. Alcuni di loro vivevano lì, altri sono tornati proprio a causa della pandemia. Chiusi e privi di stimoli si ripropongono di fare una jam all’Estudios Guajiro, per ammazzare il tempo. Fernando suonava ancora nei Joliette, band post-hardcore angolare con base a Città del Messico, mentre Sergio, Arturo e Tony suonano nei Leñadores¡, trio punk/post-hardcore di Puebla. In quella prima prova nascono già i primi pezzi dei naïveté e così in un momento di incertezza e cambiamento, in cui tutti eravamo divisi, quattro ragazzi a Puebla si sono uniti. Nell’intimità della sala prove sono nate 12 canzoni, registrate tra giugno e luglio del 2020. 

Il disco omonimo dei naïveté è lo sforzo per stare meglio in un periodo di solitudine e noia, è quel che succede quando ci si unisce per superare un periodo difficile. Viene fuori un post-hardcore violento e stremato. Di rado si può sentire qualche sonorità più dolce/emo, ma il vero nucleo di questo disco sono le parti veloci e in cui la batteria pesta costantemente intervallate agli stacchi dissonanti. La dissonanza è una chiave costante della sonorità di naïveté. Altro motivo ricorrente sono i titoli buffi e strampalati, come Freud Pimienta, Dalt Wisney e Lady Gaga Goes to Londres. Questi titoli sono il sintomo del fatto che, concentrati a suonare, i ragazzi non hanno immediatamente realizzato che il loro progetto stava prendendo forma. Scherzi, giochi di parole che li divertivano durante le prove sono rimasti come titoli definitivi, segni del processo che ha portato alla nascita della band. 

Lascio chiudere alle parole di Tony: “Questo sarà uno dei miei lavori preferiti, non solo per il lavoro in sé, ma per ciò che rappresenta per me, la fratellanza, l’intimità, il tempo in cui è stato creato. Ho sempre pensato che la musica fosse una delle cose che potrebbe salvarci, in senso figurato ma anche letterale. Quando ero più piccolo, molte band mi hanno salvato la vita e hanno cambiato il modo in cui la vedo. Quindi questo disco è per tutti coloro che ne hanno bisogno, spero che voi possiate trovare le risposte di cui avete bisogno in questi tempi in cui tutto è incerto.”