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Raccomandazioni #7 : Screamo a 21° C per Alas

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A Bologna ci sono 33° C, a Ragusa la massima è 39° C. Finalmente i locali stanno riaprendo, ma a vedere i concerti mi sento un vaso di terracotta. Entro grigio e umido ed esco rosso e caldo. Sarà per questo che vorrei vedere un concerto, ma a Jyväskylä, in Finlandia. Lì oggi ci sono 21° C, certamente più caldo dell’inverno ma abbastanza fresco da permetterti di registrare un disco e farlo uscire ad agosto, senza rischiare l’ipertermia. Sarà per questo che l’EP omonimo degli Alas è uscito il 5 agosto del 2020, c’era abbastanza fresco.

Infatti gli Alas sono una band di Jyväskylä formatasi tra il 2019 e il 2020, pian piano Oula (chitarra) ha recuperato Ruben (basso e voce), e insieme hanno trovato Jaakko (batteria) ed in fine Ville (chitarra). Hanno tutti esperienze pregresse con altre band e le idee chiare e ispirate all’ondata screamo che tra 20 e 10 anni fa si è sparsa per il globo. L’EP contiene 5 tracce tutte scritte in finlandese, dando la possibilità di esprimersi senza filtri linguistici. I testi richiamano sentimenti di malinconia, frustrazione, delusione, delle volte traggono ispirazioni dalla letteratura (abbiamo ben due filosofi nel gruppo). Voi direte, ci sono un sacco di gruppi che scrivono testi attorno a queste tematiche, non sarà un po’ banale? Direi che però se molti ne scrivono forse sono temi sentiti, alla fine anche se hai una vita normale la quotidianità è già abbastanza difficile da affrontare, no? Gli Alas mi scrivono “quando suoniamo usiamo la malinconia che la vita ci porta e tramite testi e melodie proviamo a convertire emozioni negative in qualcosa di creativo”. Detto fatto. Il disco comincia sospeso con Ikonostaasi (Iconostasi). Spinge più forte con Pohjasakkaa (Farabutto) e continua con il fitto avvicendarsi di parti di Ikkunat (Finestre). Dopo Elisen Tuhkat (Le ceneri di ieri) e Lasisilmä (Occhio di vetro) si chiude con la lento e quasi-strumentale Lehtii Puu (Albero di foglie). In Pohjasakka e Elisen Tuhkat ci sono due elementi estranei che rendono i pezzi più insoliti, la struttura di Pohjasakka è un verso-ritornello-verso-ritornello davvero raro per lo screamo, come raro è l’assolo di chitarra in Elisen Tuhkat, almeno io non ne ho sentiti altri. Sempre in quest’ultimo pezzo vengo folgorato al minuto 1:01 perché lo stacco ha un arpeggio che mi ricorda fortissimo Tesseract dei Tortoise, spero di non offendere nessuno.

Suona tutto bene e si colloca perfettamente nelle sonorità a cui si ispira il quartetto. Di questo, se vogliamo essere pignoli, ne soffre anche un po’. Certe soluzioni rievocano evidentemente band italiane come i Raein e La Quiete. Magari nei lavori successivi gli Alas troveranno un suono tutto loro, d’altronde non stanno fermi e ad aprile di quest’anno hanno pubblicato uno split con i connazionali Claire Voyancè. In ogni caso è bello vedere che a distanza di 10 anni dall’ultima ondata c’è chi ancora porta avanti queste sonorità.

Per chiudere vi propongo un gioco. Come sapete un cantato screamo non si capisce quasi mai, neanche nella tua lingua madre, allora mentre ascoltate questo EP provate a trovare delle parole italiane nel cantato finlandese. Sono sicuro che come le macchie di Rorschach verrà fuori qualcosa che parla di voi.

Insomma se avete caldo, e ne avete, ascoltatevi un fresco disco finlandese servito a 21°C al sole. Vi darà giovamento.