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Raccomandazioni #5: Wu-Lu, il magma di South London

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Succedono un sacco di cose nella musica britannica di oggi: (come sempre?) l’isola ribolle di mondi musicali. C’è la New Britannia, il suono del cemento, delle diaspore nere, della rabbia nel cuore di un Impero che non sa di non esistere più – il rap, il grime, la drill, l’afrobeats. C’è la British Jazz Explosion, altro magma caotico di resistenza e consapevolezza black. C’è la nuova ondata rock, che con gli Idles ha già fatto sfracelli commerciali e che a metà anno ci ha già regalato un capolavoro come il disco degli Squid. E poi chissà quanti altri ce ne sono, di mondi. Solo che questi mondi non ce la fanno a stare distanti fra loro. Forse in inghilterra è sempre andata così, fin da quando John Lydon consigliava dischi reggae ai fan dei Sex Pistols; però nelle scene musicali di oggi, e negli attuali flussi di ascolto digitale, semplicemente non te lo immagini uno come Shabaka Hutchings non ascoltare Stormzy – e infatti l’ultimo disco dei suoi Sons of Kemet è pieno di ospitate rap, mentre il principe del grime slowthai suonava col gruppo punk Slaves nel suo album d’esordio. Ecco, Wu-Lu suona proprio come il punto di contatto fra tutti questi mondi.

Wu-Lu – nome d’arte di Miles Romans-Hopcraft – viene da Brixton, quartiere del quale le sue canzoni spesso raccontano la gentrificazione, il disfacimento della comunità in cui è cresciuto. Per esempio South:

Priced out forced change
More rent to pay
Locked down full days
Big blue out late
Slow times hold weight
Cut ties outbreak
Make no mistake
We’ll show our face in

E South è una rappresentazione perfetta di come il suono di Wu-Lu continui a trasformarsi e non trovare pace. Ginga, mixtape del 2015, era tutto profondità dub visionarie. Gli EP N.A.I.S. e S.U.F.O.S. esplodevano di creatività incontrollata: brani come Habesha e Seven sembrano ricreare il fumo denso del trip-hop attraverso la violenza e la sensualità di un Yves Tumor, mentre Back 2 4 applica le stesse fratture ritmiche e i bassi sismici all’indie rock. e poi c’è roba indefinibile come Sailor, con la cantante Binisa Bonner: un capolavoro di indie jazzato in bassa fedeltà. Musica che deve la sua imprendibilità e il suo senso di eccitazione al background onnivoro di Romans-Hopcraft, che – come racconta qui – è cresciuto con tutta la musica possibile e immaginabile, dal grunge all’hardcore continuum britannico, dagli Slipknot a DJ Shadow. Ma quell’imprendibilità nasce anche dal modo in cui Wu-Lu fa musica, circondandosi di un collettivo sempre mutevole di artisti, da cantanti come Bonnor, alla rapper Lex Armor (che sentiamo anche su South), fino al produttore Kwake Bass e al batterista dei Black Midi Morgan Simpson.

Nel 2020 fa uscire Overgrown Interludes, un mixtape più “classicamente” hip-hop, che risuona fortemente con le lotte attraverso l’atlantico di Black Lives Matter, e mette mano alle produzioni del meraviglioso Songs of an Unknown Tongue di Zara McFarlane, un capolavoro di pop afrofuturista che scava nelle radici giamaicane della cantante come nella scena jazz contemporanea di Londra, mantenendo la dolcezza nervosa delle cose migliori di Neneh Cherry.

E poi sono i singoli del 2021 – South e Times. Roba violentissima, in cui la passione per il rock di Wu-Lu esplode: sentite le urla lancinanti nel ritornello di South, una catarsi che non può non far venire in mente Kurt Cobain. Un grunge deformato dal magma inglese di cui sopra, gonfiato dallo smog e dal blues apocalittico di un Tricky, imbastardito dal grime; il modo in cui suonerebbe gente come Nirvana o Pixies se la loro musica fosse costruita su bassi giganteschi e volesse raccontare la tensione urbana invece che l’indolenza e il nichilismo della provincia bianca. Rock ricostruito da una prospettiva nera – non a caso, particolarmente su Times, torna in mente l’ultim* Yves Tumor.

Negli ultimi anni si è detto spesso che il rock ha finito la benzina, non tanto per la sua vecchiaia e incapacità di reinventarsi artisticamente, quanto per il suo carattere esasperatamente bianco, maschio ed etero. Come Tumor, ma anche come certi rapper underground americani fissati col punk, Wu-Lu mostra come il rock può essere reinventato a partire dalle comunità che esso stesso aveva marginalizzato, e a partire dagli ascolti convulsi di qualche nerd cresciuto nelle case popolari.

Speriamo che questi singoli stiano anticipando un album in uscita nel 2021, e teniamoci pronti.

Per approfondire:

Il bandcamp di Wu-Lu

Una bella intervista uscita su The Quietus

South live per la BBC