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Università e guerra

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I finanziamenti pubblici per gli Atenei negli anni si sono mantenuti al minimo; la ricerca è diventata la Cenerentola dell’istruzione pubblica universitaria; questo ha creato una seria crisi finanziaria per parecchi istituti, non solo nel Mezzogiorno; un’arsura di risorse che ne ha paralizzato l’esistenza, limitando il campo dei progetti, chiudendo la prospettiva ad ogni tentativo di ripartenza. 

In questa situazione di forti difficoltà, si sono inseriti Stati Stranieri e Forze Armate di paesi più o meno alleati, uniti ai settori dell’industria bellica nazionale, che hanno messo a disposizione finanziamenti in cambio dell’applicazione di determinati settori dell’università in progetti apertamente militari, oppure di tipo civile, ma con facile riconversione in militare. In pratica le nostre Università si sono messe a progettare per la guerra.

Di questo argomento si occupa il libro “Università e guerra”, curato dal Movimento NO MUOS e pubblicato all’inizio di questa primavera. Si tratta di un dossier voluto dall’apposito tavolo di lavoro messo in piedi durante il campeggio NO MUOS del 2021 in Contrada Ulmo, all’interno del presidio del Movimento adiacente la base dei Marines.

Il dossier, di ben 73 pagine, dopo alcuni capitoli di premessa (“Perché parlare di Università e guerra”, “Università e PNRR: verso dove stiamo andando?”) entra direttamente nel vivo della questione: “le Università italiane sono coinvolte come capofila in 67 progetti di ricerca e/o formazione finanziati o organizzati in partnership con aziende che fanno parte dell’industria della guerra e/o istituzioni militari di difesa”. La parte del leone la fa naturalmente Leonardo-Finmeccanica (15%), seguita da Ansaldo (8%), ecc.

Con appositi grafici viene resa evidente una situazione che vede protagonisti attori come l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Esercito Italiano, la Marina Militare, le Accademie Militari, gli Alpini, il Dipartimento della Difesa degli USA, la NASA, la US Navy, ed anche l’ONU e la NATO.

Il dossier scende nei particolari, esponendo alcuni di questi progetti, per poi passare al capitolo 3: “Rapporto tra Turchia, Israele, Pentagono e Università italiane”. L’esempio della Turchia è emblematico: uno Stato semi dittatoriale, che conduce da anni una politica di genocidio verso il popolo curdo, che conduce una guerra feroce contro l’autodeterminazione della popolazione curda, è coinvolto in 56 accordi con Università italiane, riguardanti praticamente tutte le discipline. Anche se nella stragrande maggioranza si tratta di collaborazione accademica, appare evidente il largo credito che il MIUR dà, in questo modo, al regime turco di Erdogan. 

Lo stesso dicasi per Israele, lo “Stato amico” che attua una politica di segregazione razziale verso il popolo palestinese, ne occupa i territori, e tenta di cancellarne la presenza nelle città e nei paesi che da sempre ha abitato. Israele è uno dei partner maggiori delle università italiane, e i progetti che co-finanzia concernono spesso le tecnologie per la sicurezza, ovvero gli strumenti per tenere assoggettato con la violenza il popolo palestinese. Se sono numerosi i progetti di ricerca attivi da anni tra università italiane e israeliane, occorre ricordare che queste ultime, a loro volta, hanno forti implicazioni nelle politiche militari dello Stato d’Israele.

Un punto specifico tratta dei rapporti tra università e Pentagono: grazie agli studi di Antonio Mazzeo, si è potuto appurare come dal 2010 al 2018 il Dipartimento della Difesa USA e le varie forze armate statunitensi abbiamo investito nelle università italiane ben 15 milioni di dollari, sia per progetti che per visite, formazione, conferenze, workshop, ecc. Ec è davvero interessante conoscere come gli americani siano praticamente a casa loro nel nostro mondo accademico.

Il dossier sviluppa quindi dei ragionamenti importanti sulle correlazioni tra guerra e ambiente, sui diversi impatti delle strutture militari nei territori (con apposite schede relative a basi in Sardegna e in Sicilia), come pure delle missioni militari, quasi sempre collegate alla sicurezza delle imprese di ricerca di idrocarburi.

Si tratta di un lavoro che sicuramente potrà essere migliorato, che andrà regolarmente aggiornato, ma che offre un sufficiente quadro delle relazioni tossiche tra l’Università italiana e quel mondo di industrie, vertici militari, ministeri, lobby varie che ogni giorno agisce per la guerra.

Il costo di una copia è di 6 euro e può essere richiesto via e-mail.