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Consigliati dicembre 2022

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Arrivati ad un altro giro di boa, l’appuntamento mensile de “le recensioni grind” con cinque dischi “recensiti velocemente e con spocchia” si amplia leggermente per questo mese di dicembre: perché è Natale e a Natale siamo tutti più buoni come, ad esempio, il pandoro caldo con il cioccolato e la panna sopra (sì, sono team pandoro).

Saranno cinque dischi stranieri e cinque italiani e mi preme sottolineare che non c’è classifica ma la sequenza che troverete si basa su altri algoritmi studiati appositamente (ad cazzum) per questo elenco degli album che più mi sono rimasti nel cuore durante il 2022.

Buona lettura e buon ascolto

ALBUM STRANIERI

Danger Mouse & Black Thought – Cheat Codes

Da una parte abbiamo un produttore capace di lavorare su dischi Rock, Pop o Hip Hop, tutti di successo, con la stessa disinvoltura e dall’altra un poeta dei giorni nostri dalla voce carismatica. Se ancora non vi ho convinto, non è un mio problema.

Makaya McCraven – In these times

Dopo aver saccheggiato l’archivio della Blue Note per reinterpretare alcuni brani classici jazz con un approccio Hip Hop in Deciphering the Message, torna con un disco personale sotto tutti i punti di vista e da un gusto più classico.L’etichetta questa volta è la International Anthem, dove tutto è iniziato, il concetto di modernità è sopravvalutato e l’autoproclamazione come “beat scientist” è ampiamente perdonata e giustificabile.

Sault – Earth

Un album pubblicato agli inizi di aprile, Air, dalle atmosfere orchestrali e celestiali e lo scarico improvviso e simultaneo di altri cinque dischi a novembre (“Signora io lascio tutto qui, poi veda lei!”) con conseguente consumo bite a ciarlare ancora prima di aver ascoltato tutto il materiale – lo sport preferito del 2022. Da questi cinque tiro fuori Earth perché la nostra terra ha bisogno sempre di più di considerazione e questo disco è un viaggio spirituale tra le pieghe della Black Music.

High Pulp – Pursuits of Ends

Una band che innalza orgogliosa il vessillo da outsider precisando di non avere nessuna intenzione di essere lasciata fuori dai giochi, pubblica il disco d’esordio per Anti-Records (chi sennò?!), non ha un approccio Jazz nel suonare Jazz. Io, veramente, non so più cos’altro dirvi.

Robert Glasper – Black Radio III

Pianista Jazz, cresciuto nel Jazz che ha basato gran parte della sua carriera su questi canoni. Nel terzo capito della saga Black Radio l’accompagnamento con la mano sinistra lo fa con ritmi più circolari del R&B e del Soul mentre la destra rimane a fare il suo lavoro da jazzista: il risultato è quello che sentirete qui sotto. Anche questo album è pieno di ospiti e la splendida “Better then I Imaged”con H.E.R. e Meshell Ndegeocello, uscita nel 2021, ha vinto il Grammy 2021 come migliore canzone R&B. Che faccio, lascio?

ALBUM ITALIANI

LDNFK – Kuni

L’estetica di Takeshi Kitano e i suoni eterei e morbidi di ispirazione nipponica, la dicotomia amore e morte, le influenze Jazz e le contaminazioni di altri mondi in una matrioska senza fine. La risposta italiana agli Hiatus Kaiyote.

Collettivo Immaginario – Trasforma

Le mille trasformazioni (è il caso di dirlo) di Tommaso Cappellato lo portano ad immaginare un collettivo in cui tre musicisti evocano gli spiriti di coloro che hanno tracciato la via del Jazz per darle una forma ben specifica, dai contorni visibili. L’etichetta è la sua, Domanda Music, ed è tutto reale.

Tonico 70 – Antonico

Le esperienze dell’afrofuturismo con Banda Maje (che suona nel disco) inserite in un contesto più Rap delle strade di Salerno. Tonico(Pac) 70 e la Salifornia Love.

Ghost Horse – Il bene comune

Gli hobby horse sono la versione giocattolo di un cavallo – fatto solo della testa con un bastone infilato a simulare tutto il resto del corpo – ma anche la formazione primordiale dei Ghost Horse che se prima erano in tre a suonare l’Avant-Jazz, adesso sono in sei a suonare l’Avant-Jazz. Come a dire, prima lo facevamo quasi per gioco, ora vogliamo proprio impressionarvi, e ci riescono a mani basse. La res publica dei Ghost Horse.

Laura Loriga – Vever

Laura osserva, annota, parla con le persone e interiorizza le loro esperienze, poi poggia le mani sugli strumenti e pubblica il primo disco, Vever, una parola haitiana per descrivere la celebrazione dei propri antenati. Disquisizioni dal Folk alla Bossanova con la voce morbida ed eterea di Laura Loriga, la nostrana Joan As Police Woman.

Note a margine: è comunque una violenza auto inflitta questa di scegliere dieci dischi, ma in fin dei conti è un gioco e l’ennesima scusa per far conoscere nuova e strepitosa musica a chi non sa ma vorrebbe (come spesso molti mi chiedono).