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Livori quotidiani, quelli classici. Solo che dalla routine quotidiana noi ne parliamo in termini social-musicali. Si, tutti fenomeni di costume più o meno italici ma soprattutto tratti dai usi e costumi dei social che provocano allergie, fastidi, singulti, movimenti peristaltici, etc. Riflessioni poco ponderate (si, il controsenso certo, ovvio), scritte a raffica durante insonnie da weekend, farmaci per il reflusso/gastrite inerenti il mondo della musica italico, i (mal)costumi dei social che sembrano l’avanspettacolo da tv locale di tanti anni fa. Questa è un’opera di fantasia, tutto frutto dell’immaginazione dell’autore.

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Livore #19. Di un mese senza facebook…

di:

… cercando di capire tik tok e del non poter esprimere la propria opinione (inutile) mentre i contenuti più assurdi rimbalzano ai tuoi occhi dallo schermo del tuo telefonetto cinese.

Insonnia o ipersonnia, ad ogni modo disturbi che ti tengono sveglio alle 4.

Ma veniamo al sodo e capiamo cosa dobbiamo perculare tra i  soliti malcostumi dei social (ma non solo dei social) degli ultimi 30 giorni:

“Le quattro: pesanti come un macigno” diceva PPC non PPP.

Un mese senza interazione da social network, senza mettere like, con l’algoritmo che prende il sopravvento (la home dinamica di Facebook è diabolica) ma che al tempo stesso ti protegge dalle interazioni tossiche con quei cretini che ora sembrano non esistere più ma che ci stanno eccome.

Sì sì, i soliti, Orsiniani, Putiniani, insomma quelle teste di minchia tipiche lobotomizzate dagli hashtag #parlatecidibibbiano #ealloralanato #eallorailpd.

Gente che si sente intelligente e di sinistra ma che forse non ha capito un cazzo del socialismo. Gente sinistra nel senso creepy o come cazzo si usa dire in gergo internettiano giovanile (del cazzo) di oggi.

Argomenti già trattati, per adesso mi concentro su alcuni topic del piffero che ho appena seguito (mentre l’orologio mi ricorda che tra poco meno di 3 ore devo andare a lavorare per non so quale roba da ricchi in un noto albergo di Taormina).

Topic n.1: IL TAGLIO DELLA CIOCCA

Il solito dibattito: da un lato c’è chi dice che tagliarsi una minchia di ciocca di capelli serve praticamente a un cazzo come gesto di solidarietà, mentre chi, dall’altra parte, tuona che per una donna occidentale (o un individuo dal sesso indefinito coi capelli lunghi per fare contenti i fluid oriented che mi leggono) tagliarsi una ciocca è un gesto estremo perché coi capelli scombinati, anzi con un ammanco di capelli, si è passibili – nella turbo ipocrita società occidentale – di essere discriminati e guardati male.

Se ti starai chiedendo, caro lettore, dove mi colloco io prima di continuare in frasi sprezzanti sui nostri costumi e sul sottoscritto, beh, permettimi di dimostrare solidarietà contro chi si oppone a un regime (è sano opporsi ai regimi, dovremmo interrogarci su tutto ciò che ci sta attorno e sul come i regimi ancora oggi possano opprimere): tagliarsi una ciocca di capelli importa una sega a chi viene inseguito e pestato e non è che in termini pratici serva a qualcosa sto taglio di ciocca per contrastare un regime che perseguita crimini morali (segue bestemmia), ma meglio un gesto naïf che il vuoto cosmico.

Contro la polizia morale c’è un solo rimedio: GLI DEVI SPARARE.

Non lo so se si può dire ma lo ribadisco:

BISOGNA SPARARE ALLA POLIZIA MORALE.

Personalmente agirei tramite una milizia privata di robot telecomandati da mandare in supporto a coloro che si oppongono ai crimini morali (segue bestemmia) per aiutarli a sterminare il regime che li opprime, ma qualcuno al giorno d’oggi potrebbe non vederlo come un gesto di liberazione e direbbe che non sono socialista ma un fascistello da quattro soldi che vuole imporre la cultura occidentale ad un popolo che ha una cultura radicalmente diversa.

LO SCHIAFFO DEL TURBANTE INVECE SI CHE MI PIACE.

‘Sti cazzi alla diversità aggiungerei, ma solo per attirarmi le ire dei lettori più obliqui (politicamente), ma anche per ribadire che certi temi NON SONO COSTUMI MA FOTTUTISSIMI DIRITTI UNIVERSALI.

Eh, lo so che dicendo così mi schiero ma come dicono gli ignoranti su facebook: “Sono un occidentale semplice, vorrei un mondo migliore che è un po’ come quello che c’è ora ma senza capitalismo brutale e basato sul principio che la ricchezza va redistribuita tra chi ha di più verso chi ha di meno”.

Utopia: oggi anche i compagni vogliono avere più degli altri.

Un amico – parafrasando un noto detto siciliano – direbbe “Compagni e vadditi!”.

Topic n.2: DELLA MAMMA CHE CERCA IL FIGLIO SUL GRUPPO FACEBOOK DEGLI ITALIANI A BERLINO

Dire CRINGE è un eufemismo, in pratica c’è questa madre disperata che cerca suo figlio sui forum degli italiani a Berlino, fa un post ogni tot, molto probabilmente il Giulio non la vuole vedere e gli utenti del gruppo facebook in questione si prodigano in giudizi morali sull’operato della madre, sulla libertà, e sul fatto che si sono trombati o meno il soggetto in questione.

Cioè roba che manco Pippo Franco. Mah.

Topic n.3: I PONTI DELL’EST

La scaramuccia che da “fuori la nato dall’Italia fuori l’Italia dalla NATO” mi ha portato a tifare Nato, a causa dei soliti compagni poco colti che non riescono a distinguere tra propaganda e minchiate e la prostituzione intellettuale degna di certa sinistra che ha spianato la strada alla Meloni (maledetti) ergo a tifare per un Occidente che pisci in testa a Putin e che lo obblighi a smetterla di bombardare gli Ucraini, che per quanto siano bizzarri con il loro presidente sexy star 5 stelle e che (ultimo che polivalente giuro) non hanno provocato loro per primi questo conflitto con gesti violenti, si gioca (negli attimi in cui scrivo) sul bombardamento dei ponti.

Non riesco a non pensare al ponte di Messina (che non c’è) e a come sarebbe bellissimissimo vederlo saltare in aria qualche minuto dopo la sua costruzione.

Perché? Perché conoscendo bene la terra sicula, potrei metterci la mano sul fuoco (Muzio ti voglio bene) che rimarrebbe la più grande rovina del XXI secolo per i prossimi millenni a venire.

Oppure penso a “I Ponti di Madison County”, film che non riesco ancora a spiegarmi perché esista ma soprattutto perché io l’abbia visto, forse perché ero un fan di Nick Nolte ai tempi, non so a dire il vero, fatto sta che l’ho visto e ancora mi risale la caponata del ‘97 mangiata alle 4 di notte (ecco perché è un’ora pesante come un macigno: LA CAPONATA) con ketchup e maionese in aggiunta.

Si, mi fa quell’effetto.

Sono teneri i ponti da vedere, soprattutto quelli bassi e che procedono per lunghi tratti. Roba da almeno decine e decine di like su instagram. Se poi ci metti un bel culo anche centinaia di migliaia. 

ASSBRIDGE: ottimo nome per una band garage punk.

Tutto questo per dire che ho goduto quando ho letto che hanno fatto danno ai Russi.

Sempre per i fluidi alternativi rompicazzo: i russi sono quelli che abitano in un posto dove non si potrà dire la parola gay. O perlomeno così ho letto sul sito del corriere.

Sarà vietato anche parlarne.

Ma giustamente qualche testa di minchia sbandata e che esagera con le canne lo deve pur dire per cercare attenzioni che HANNO LE LORO RAGIONI.

Ne segue che chi dice che Putin ha le sue ragioni di conseguenza è filoomofobo o qualcosa di molto simile.

Dovete drogarvi meglio, vi fate male così. 

Sapete chi ha le sue ragioni? Gli omosessuali russi. Eh.

Topic n.4: DELLA SOLITUDINE DI QUELLI E QUELLE CHE NON RIESCONO A STARE DA SOLI MANCO PER 5 MINUTI E NON FANNO ALTRO CHE PASSARE DA UNA RELAZIONE TOSSICA A UN ALTRA.

I miei preferiti, perennemente in preda a una RAGE AGAINST THE LONELINESS che li porta a fare cazzate una dopo l’altra, mi sembrano dei protagonisti e delle protagoniste perfette per per una canzone di Pezzali brutta, mentre io mi sento Pezzali che li osserva mentre canta “L’Ultimo Bicchiere”, canzone che Pezzali scrisse per Niki (meteora anni ‘90 del festivalbar) il cui arrangiamento fa ipercagare nella versione rock di Niki mentre suona decisamente lo-fi nella versione demo di Pezzali con una 808 e pad etereo super anni ‘80.

Ma torniamo a ‘sti poveretti e poverette che non riescono a stare soli manco per 5 minuti.

Non li incontri dove la gente corre e va a telefonare, li incontri perennemente seduti nei locali, con le gambe accavallate se donne e in preda a un esagerato man spreading se uomini. Colori pastello per le signorine, molto bianco e mocassini per questi quaquaraquà.

Ti ammorbano continuamente con i loro discorsi pieni di necessità di punti di riferimento o con le lodi che tessono per i loro analisti, fatto sta che alcuni sono generosi altri invece dei veri e propri pezzenti dei sentimenti.

Come simbionti abbracciano le relazioni in maniera tale da auspicare un organismo dall’esagerato sistema linfatico, e quando poi si rendono conto di divorare l’altro e basta, come batteri saprofiti, continuano, in una gara tossica con il tempo che gli rimane a disposizione, a divorare il prossimo e lamentarsi di quanto siano incompresi. Inutili, voto 4: andatevene nello spazio interstellare, cercate di fare sesso interspecie se possibile, a voi forse solo un’altra specie può sistemarvi. Inutile che poi mandate i messaggini disperati “non avrò mai nessuno al mio fianco” perchè sei tu Pirla che per essere adorato da bravo saprofita alla fine ti fai mandare a cagare e ti devi accontentare di un minus habens peggio di te. Wow, che mondo conturbante, eh?

Alternativa, li farei accoppiare con qualcuno che rientri nello stesso spettro autistico in maniera tale da esplodere completamente. Poi riapriamo i manicomi però.

Ripeto, voto 4, statevi a casa e non mi disturbate, la prox volta chiamo l’avvocato.

TOPIC N.5 : THE FINAL CHAPTER: I VAMPIRI PSICHICI

Dio, ne sono circondato. Ti si siedono accanto quando abbassi le difese, arrivano e ti cominciano a sputare giudizi su tutto e tutti nell’ipocrita esercizio di tirarmene fuori, accusando tutti quelli che ne conoscono di essere delle merde tossiche mentre ti cercano 20 euro per comprarsi LA TROCA.

Aspetta, io che sono semplice, io che ho il pensiero binario, io che esco di casa per distrarmi dalla mia vita di merda e che “non voglio perdere tempo con discorsi di cui non me ne può fregare di meno” (così dice la mia amica F.) perché vengo preso di mira da questi figli e figlie di puttana che poi alla fine ti dicono che pensavano che tu fossi una merda e che però non lo sei. CHE POLIVALENTE GRAZIE DI ESISTERE.

Amiche e amici, roba che l’altra sera ho nascosto la testa sotto il tavolo del locale dove ero intento a bere per non farmi salutare da uno di questi soggetti.  Brrrrr.

Io non so che disagio hanno, ma questi sono quelli che farebbero bene a correre dagli analisti. Insopportabili, ipocrisia alle stelle, ma anche qualche iperdisturbo psichico che non li porta a guardarsi allo specchio e a capire che il problema sono loro.

Come diceva quello lì “piacere di stare insieme solo per criticare” ok, ma fino a un certo punto.

Ve lo chiedo una volta per tutte:

MA PERCHÉ CAZZO VI DOVETE SEDERE ACCANTO A ME E DISTRUGGERE QUALSIASI TIPO DI INTERAZIONE LEGGERA CON GLI ALTRI COMMENSALI E CACARE IL CAZZO – PURE! – COI VOSTRI MONOLOGHI IN CUI ACCUSATE IL PROSSIMO DI ESSERE DELLE MERDE MENTRE ALLA FINE LA MERDA SIETE VOI?

Non mi dovete spiegare nulla, ma non solo perché non avete nulla da spiegare, ma perché non mi interessa, non ne ho bisogno, voglio solo perdere tempo nel mio tempo libero, ma volete capirlo o no?

E sì, per chiosare, chiudo con il Pezzali di prima:

“Non me la menare, non capisco cosa vuoi, tanto lo sapevi che non ero come voi”.

Catania, una cloaca fumante di disagiati. Chi cresce qui può sopravvivere ovunque andando verso nord, al contrario è morte certa.

NO, non è ancora finito questo immane livore. Si perché tocca pure spiegare perché la proposta di aumentare gli scambi di contante fino a diecimila euro può solo favoreggiare l’evasione fiscale.

Io abolirei la carta moneta e metterei una patrimoniale al 20%, così… perché sono leggermente di sinistra, anche se per i compagni non lo sono perché bla bla bla non sei uno che beve birra del discount in piazzetta.

A 42 anni? Me ne vorrei ben guardare.

Vita vissuta? Ma voi quelle (o quelli) che vi tempestano di messaggi lunghissimi per insultarvi mentre vi confessano che gli dispiace tantissimo che sia finita male, le avete?

No perché mi tocca pure sorbirmi la mancanza di logica tra gli enunciati e la follia dilagante.

Se ti dico che non mi devi disturbare devi posare quel cazzo di telefono, non devi dirmi che per te è giusto scrivere messaggi lunghissimi perché è il tuo modo di comunicare, altrimenti, secondo tale logica, visto che è giusto esprimersi, ti devi sorbire SENZA CRITICHE il fatto che io ti dica che è da disturbati difendere la propria libertà mentre praticamente stai pisciando sulla mia senza capire che lo stai facendo. Se sei dissociata non è un problema mio, ci sono gli psicologi, aiutati.

Non ti lamentare poi se sei sola e la gente ti manda a cagare, non è nevrosi questa; quando non interpreti la realtà è qualcosa di ben più grave.

Si, va sempre peggio ma ho un nuovo gioco che si chiama F.O.E. Project, ovvero ho creato una cartella condivisa in cui metto una composizione fatta da due tracce, simil ambient e pseudo neo classica contemporanea, in cui puoi contribuire con degli artifici sonori. Ne vuoi sapere di più? Intanto scrivi a lacinskij@doremillaro.com, ma tra un po’ (se riesco a capire come si fa) metto su pure il canale telegram.

Ah, a parte gli editoriali non leggo un cazzo di quello che scrivono i miei colleghi su questa webzine.

Sui social tutto è uguale, ma ho appena visto una di quelle robe motivazionali buone, ve ne parlo il mese prossimo.

Non ho riletto l’articolo e non lo faccio mio, se ci sono refusi è perché siamo poveri come la merda e non abbiamo un correttore di bozze.

Ah, nota polemica per colleghi musicisti: ma se non hai fatto un cazzo nella vita e non hai manco studiato musica, ma che cazzo parli a fare riempiendoti la bocca di spiegazioni musicali? Cioè al massimo ti puoi mettere a fare video da casa come tutti gli sfigati che hanno rinunciato alle emozioni vere: il palco

Wow, che livore coi fiocchi, a presto caro nemico lettore.

(Credo di essermi appena inimicato buona parte della redazione ,ammesso mi leggano, spero di no a dire il vero)

Immagine di copertina di Mirko Iannicelli.