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Livori quotidiani, quelli classici. Solo che dalla routine quotidiana noi ne parliamo in termini social-musicali. Si, tutti fenomeni di costume più o meno italici ma soprattutto tratti dai usi e costumi dei social che provocano allergie, fastidi, singulti, movimenti peristaltici, etc. Ma si parla anche di tutte quelle musiche che fatichiamo ad accettare o non abbiamo più l’età per ritenere speciali: una scena che scena non è mai stata da qualche parte remota o nella città in cui si fatica a vivere. Figurati quella indipendente, che è tipo il mainstream ma con meno zeri nei cachet!
Riflessioni poco ponderate (si, il controsenso certo, ovvio), scritte a raffica durante insonnie da weekend, farmaci per il reflusso/gastrite inerenti il mondo della musica italico, i (mal)costumi dei social che sembrano l’avanspettacolo da tv locale di tanti anni fa.
Mi correggo: il cabaret è meglio di questa farsa imprenditoriale moderna, che va bene eh, ma vi state portando i coglioni con le pari opportunità che vogliono i poppettari (o polpettari secondo la terminologia catanese)dal basso che vogliono essere manipolati, ma compiacendosi.
Vabbè, ne leggete uno al mese dei LIVORI QUOTIDIANI.
Se non gradite questa rubrica all’interno di questa - suppongo - rispettabile webzine, lamentatevi con il caporedattore.
Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, istituzioni, luoghi ed episodi sono frutto dell’immaginazione dell’autore e non sono da considerarsi reali. Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari, è del tutto casuale.

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LIVORI QUOTIDIANI D’APPENDICE ROMANZATA. 

di:

Capitolo Primo: dell’amore della morte, della voglia di rimanere isolati, del disastro interiore, dei buoni propositi del Natale Hollywoodiano e di altre beghe minori dell’animo umano.

Questa casa è priva di una singola luce decente pensò Ian alzandosi dal letto per cercare dell’acqua. Ma sopratutto perché diamine lasciare scuri e tende aperte nella stanza da letto per la vigilia di natale? 

Cristo tutta sta luce l’unico giorno in cui non mi devo svegliare per andare a lavorare, ma perché?” esclamò stiracchiandosi mentre Giada sogghignava, lo aveva già svegliato un paio di volte e non riusciva a capacitarsi come mai lei si fosse svegliata alle otto per fare il caffè salvo poi rimettersi a letto.

Ian si recò fino al bagno per cercare della carta, in cucina non c’era l’ombra di tovaglioli di carta.

Quando tornò nella stanza da letto lanció il suo corpo sul letto mentre Giada tirava fuori dall’armadio dei leggings a scacchi.

Oddio ma hai i leggings della Vans“? Scommetto hai pure delle merdosissime Vans a scacchi, quella cagata senza lacci, tipo le Espadrillas dei fighetti alternativi rimugino tra sé e sé. 

Giada si mise a ridere mentre annuiva e si spostò nel piccolo salotto a bere il caffè mentre guardava lo schermo sintonizzata su un noiosissimo telegiornale della tv pubblica. Lui non riusciva a distogliere lo sguardo dai suoi glutei.

La tv nel 2022, mah” pensò Ian. Lui l’aveva bella che impacchettata la sua, non seguiva la tv generalista da anni, qualsiasi cosa guardasse stava nei portali di streaming in abbonamento (li aveva quasi tutti) e per le news c’erano delle app apposite.

Era l’ennesima vigilia di Natale in cui non aveva bene idea cosa fare. Prima di riaddormentarsi pensò che doveva controllare i social più tardi, nell’arco della giornata, per capire quale stronzo dei suoi contatti postasse “Il Natale è il 24” di Piero Ciampi.

LIVORE:

Questo l’incipit della versione romanzata dei livori quotidiani. Tra accise, minitour dei 10 anni de “L’uomo Nudo” di Mapuche e un disco in uscita dell’alter ego del sottoscritto il 24 Gennaio. Un disco di ambient dal nome Salicornia+Zōlfo creato durante il progetto Cantieri In Movimento e composto tra Dresda e Catania. Diciamo che preso da queste vicende me ne sono altamente sbattuto dei vostri malcostumi social di merda, del vostro voyeurismo del cazzo e delle foto hot delle gnocche su ig vestite come Mercoledì degli Addams. Si belle chiappe dio cristo e belli i tatuaggi dark, ma perché siete tutti/e prevedibili? 

W la figa certo, sempre e comunque, ma avete rotto il cazzo con il vostro spacchiarvela denudandovi in base ai trend del momento. E che cazzo. 

Rotture di cazzo dai social? L’asse Helsinki Siracusa non è mai stato così imbarazzante, ma poi che cazzo di asse è? Cavallo e svizzero versus inglese fluente? Ma smettetela. Daje.

Nulla mi pare, non vedo meme del cazzo a parte culi e minne darkeggianti. 

Cronache del dopofeste: rubare campioni di drumming, la macchina che mi dice “anomalia iniezione”, rimanere in panne alle 4 (ora più pesanti del macigno) del mattino (l’ora dei livori), amare, odiare, bere Jim Beam alla goccia. 

Campari e gin senza ghiaccio. Ipa senza un domani. 

Le feste sono finite. Non rompete il cazzo.

Gli oriundi vanno via, lasciate entrare i soliti clown. 

Ambient compositional for the masses & cani da sfamare. 

Il post rock che ritorna, il capodanno passato a schiacciare play sul controller. 

Le nostre vite sono un romanzo d’appendice scritto male ed io sto per compiere il delitto. 

Qualcuno sconfigga le destre e la sinistra che non c’è. 

Brano nuovo dei baustelle: gli hanno fatto il culo ai colleghi che vanno a Sanremo. 

Febbraio arriva e il carnevale pure. 

Gennaio è il mese più subartico e bisbetico dell’anno. 

Ps: il mese prossimo inizia Disclosure, rassegna musicale di qualità. Cercateci sui social invece di postare puttanate. 

Artwork di Alessandro La Cognata.